Una finestra vistalago

Una finestra vistalago
La fortuna del Cav. Quintiliano Arrigoni inizia nel 1922 con l’invenzione di un macchinario per la lavorazione dei bozzoli e la conseguente  produzione di seta. Severa Signorelli, in servizio a villa Arrigoni, nel 1911 è costretta ad accollarsi la nipote Gentilina rimasta orfana. Nel ’29, l’ormai procace ragazza rimane incinta. L’Arrigoni si assume le sue responsabilità: il bambino avrà il nome di suo padre Giuseppe, e Gentilina avrà un marito. Viene individuato all’occasione certo Federico che come tanti nel lacustre paese di Bellano fa di cognome Arrigoni. A 16 anni il Giuseppe entra al cotonificio Cantoni e anche nelle fila del PCI facendo morire di crepacuore sua madre: è il 1953. Quell’anno è decisivo per l’Arrigoni Giuseppe: incontra la cocciuta figlia dell’Ingegner Perdicane  e  in paese fa la sua comparsa il  medico condotto Aurelio Tornabuoni. Passano gli anni e una domenica mattina del ’67 Eraldo Bonomi parte dal cotonificio con un torpedone carico di operai e operaie alla volta di una trattoria di Occhiobello. Tra fiumi di vino e bandiera rossa e bella ciao cantate a squarciagola il giovane si innamora dell’affascinante  Elena, figlia della proprietaria del ristorante, che gli domanda: “Lo conoscete un certo Arrigoni Giuseppe?”
Un meritatissimo Premio Gridane Cavour quello assegnato nel 2004 a Una finestra vistalago, che mostra l’abilità di narratore di Andrea Vitali, qui edito per la prima volta da Garzanti, e apre una lunga serie di successi firmati dall’autore lombardo. Il romanzo, abilmente costruito, si svolge sul lago di Como in quel paese di Bellano che lo scrittore conosce ed ama; attraversa  e racconta il ‘900 di quella parte della  provincia italiana fatta di gente semplice, dove le passioni esplodono  per poi perdersi nella noia della vita di paese.  A Bellano di Giuseppe Arrigoni ce ne sono molti e tutto il racconto ruota intorno a questo nome,  si intreccia con altre esistenze per un finale a sorpresa. La lingua di Vitali, caratterizza le sue pagine contribuendo a disegnare personaggi umoristici nella loro ingenuità e scava in profondità - pur rimanendo apparentemente in superficie.

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