Una giornata di Ivan Denisovič

Una giornata di Ivan Denisovič

La sveglia: un pezzo di rotaia appeso vicino alla baracca del comando percosso con un martello. Tre luci gialle nel riquadro della finestra. Ormai Suchov è abituato a quel segnale, riesce sempre ad anticiparlo per evitare un brusco risveglio. Oggi però non si sente molto bene, è scosso da fitte e brividi lungo tutto il corpo ed è da ieri sera che non accennano a diminuire. La notte non gli è stata di conforto e non è servita neanche a riscaldarlo. Del resto a 30 gradi sotto zero c’è poco da riscaldarsi. Avrebbe voluto che non ci fosse il mattino, ma anche stavolta il mattino è giunto, implacabile. Alla fine potrebbe essere una semplice influenza, con quei sintomi che una giornata di riposo può guarire meglio di qualsiasi medicina. Sc-854 decide quindi di marcare visita ma l’infermiere di turno, dopo avergli misurato la temperatura ed avergli enunciato la rigida prassi del campo sulla malattia, lo spedisce ugualmente a lavorare con gli altri. I dieci anni nel campo del lavoro sembrano un’eternità in giorni come questo, quando la malattia più banale diventa un problema e il freddo morde alle caviglie come il più feroce dei cani… Ignatic sta girando per la Russia in lungo e in largo, in cerca di un luogo quieto dove esercitare la professione di insegnante di matematica. Passando da una casa all’altra e da un villaggio all’altro, l’insegnante riesca a stabilirsi presso l’isba di Matrjona Vasil’evna, una donna anziana che in paese dà adito a più di qualche maldicenza o pettegolezzo. Ignatic tuttavia non comprende le ragioni di tali cattiverie, e si accorge di provare finanche un certo affetto per la padrona di casa, persona sì frugale ma tutt’altro che sciatta e trasandata… Il Tenente Zotov non è un uomo che si fa assalire da troppi dubbi: lui crede nella Rivoluzione e la Rivoluzione conta su uomini come lui per affermarsi e prosperare nei secoli dei secoli. A lui interessa solamente tirare dritto per la strada che la forza rivoluzionaria ha scelto per lui, uomo di partito, soldato di regime e coordinatore dello snodo ferroviario di Krecetovka. Un giorno però accade qualcosa di insolito...

Accolto come un vero caso e collocabile storicamente nel periodo di “destalinizzazione” voluto da Nikita Chruscev, Una giornata di Ivan Denisovič lanciò nell’orbita della letteratura sovietica Aleksandr Solženicyn, uomo istruito ed ex-condannato ai gulag, dove è stato internato per otto anni per aver osato criticare Stalin in una lettera privata. Soprattutto da questa drammatica esperienza prenderanno vita le opere più rappresentative dell’autore russo, il romanzo in questione e il mastodontico affresco Arcipelago Gulag, gelida analisi di una delle tragedie più aspre e insensate del Secolo Breve. Apprezzato e conosciuto sia in patria che all’estero, Solženicyn è stato uomo di profonda cultura e lucidità politica ma, per sua sfortuna, troppo legato alle sorti di Chruscev. Infatti, appena si offuscherà la stella del suo mentore politico, egli sarà boicottato, avversato e costretto a fuggire in Occidente, dove verrà insignito del Nobel per la Letteratura. In questi tre racconti lunghi (o romanzi brevi, secondo le preferenze del lettore), la prosa secca e analitica dello scrittore russo si estrinseca in tutto il suo rigore “scientifico”, denunciando con fermezza gli abusi di un’ideologia invasiva, soffocante e nemica dell’uomo inteso come essere libero e dotato di coscienza propria. Su questa linea d’onda sono infatti il già citato Una giornata di Ivan Denisovič e Alla stazione, mentre più vicino alla grande tradizione letteraria russa dei vari Cechov e Gogol è La casa di Matrjona, garbato e amaro bozzetto di una società che non c’è più.



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