Una giornata Mastroianni

Una giornata Mastroianni
Il giorno per il ventunenne brasiliano Pedro Cassavas e il suo amico Tomàs Anselmo inizia 'di buon'ora': alle 11 con un bello spuntino al bar, durante il quale i due dandy nullafacenti e sedicenti artisti fanno progetti per il proseguio della giornata, improntata religiosamente al “vero cammino dell'onore: lo spreco”. Si opta per una capatina dal barbiere, dove sfogliare riviste di donne nude abbandonandosi a pigre erezioni mentre si viene profumatamenta sbarbati. Poi è d'obbligo una capatina dal pusher (all'apparenza un semplice venditore di dolciumi) a rifornirsi di hashish, per proseguire con una visione di un film nouvelle vague con birra ghiacciata annessa spaparanzati sul divano di casa e con un bello shopping in un salone molto chic di vestiti anni '60, serviti da commesse in coda di cavallo, tailleur di tweed e scarpe rosse coi tacchi. E dopo una passeggiata mordicchiando pomodori freschi e una puntatina in un locale erotico arabeggiante, gran finale con la cena sul ristorante girevole sul tetto del Grand Hotel. Qui l'anziano e cinico scrittore Esgar Mxyzptlk coinvolge i nostri eroi in una discussione accesa sul senso della Letteratura, condita da racconti pruriginosi...
Come si premura di spiegarci lo stesso autore prima ancora di iniziare a raccontare la sua storia, dicesi 'giornata Mastroianni' (da Marcello, attore italiano 1924-1996) una giornata passata a gironzolare a braccetto di ragazze eleganti e disponibili sfoggiando vestito, cappello e occhiali scuri. Nella mano un gin tonic o un Martini dry, nella testa oziose elucubrazioni metafisiche e poca, nessuna voglia di normalità e di quotidianità. Un sogno (o un incubo, a seconda dei gusti), più o meno, e infatti l'atmosfera onirica e felliniana è il registro stilistico scelto dal giovane scrittore brasileiro João Paulo Cuenca per le sue metafore. Di 'mastroiannesco', a dire il vero, ci sono soltanto – a dispetto dei proclami – l'indolenza e il look dei protagonisti e la fascinazione per l'estetica da Dolce vita italiana anni '60. Ma nelle avventure di Pedro e Tomàs aleggia più concretamente il fantasma di Bukowski ("E' più una giornata Ben Gazzara!", come giudiziosamente fa notare la voce fuori campo che con i suoi interventi tutti in maiuscolo fa da contrappunto alla narrazione), e ne è la riprova il crescere esponenziale del tasso alcolico ed erotico pagina dopo pagina. Un divertissement surreale e provocatorio - a tratti rilassato e perciò efficace, a tratti troppo pretenzioso e irritante - che mette in mostra un promettente nuovo talento. Che però attendiamo a ben altre prove letterarie.

Leggi l'intervista a João Paulo Cuenca

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