Una lunga fedeltà a Italo Calvino

Una lunga fedeltà a Italo Calvino

L’arrivo di una lettera è sempre di per sé un evento: c’è quella miscela di attesa e di impazienza che accompagna lo scorrere di tutte le giornate finché il postino, finalmente, non recapita quella preziosa testimonianza di cura e di presa in carico di un affetto, di un’istanza imprevista ma non inopportuna. Ci vuole coraggio a rispondere ad una richiesta personale, ci vuole umiltà e pazienza, ci vuole interesse. La prima lettera arrivò nel 1971, l’ultima nel 1983: tutte avevano un contenuto chiaro, dei suggerimenti, degli apprezzamenti, delle critiche. Ma soprattutto tutte avevano lo stesso mittente: Italo Calvino, ora nelle vesti di mecenate, ora in quelle di ‘fratello maggiore’, ora soprattutto presente e vivo come persona prima ancora che come autore di cui si sta scandagliando un’opera, un prodotto. Nasce la voglia di un autore di spiegare e spiegarsi le proprie virgole, la curiosità costruttiva di un lettore che cerca conferme e risposte alle proprie esitazioni di lettura, ai dubbi, alle curiosità. Nasce soprattutto la generosità di entrambi di mettersi in gioco, di mettere tutto sul piatto e di giocare a carte scoperte, l’uno al servizio dell’altro. Giovanni Falaschi domanda, chiede, approfondisce; Italo Calvino raccoglie, medita, consiglia. Nel mezzo la voglia di vedersi, di confidarsi aspirazioni e progetti. Nasce insomma una sana fedeltà, che rende amici due estranei…

Il libro di Falaschi non è proprio una lettura a primo acchito entusiasmante: si tratta di una corrispondenza privata abbastanza specialistica e di una raccolta di saggi che tutti insieme vanno oltre il personale per introdurre di fatto un metodo. Però si tratta anche di un libro che raccoglie tanti spunti davvero molto interessanti e utili per scoprire aspetti meno noti di un grande letterato italiano, Italo Calvino, e per fornire strumenti di riflessione ai giovani critici in erba. Al di là dei saggi di corredo alle lettere, comunque molto istruttivi, ma alla fine marginali alla lunga fedeltà (titolo preso in prestito dall’autore parafrasando un altro idillio letterario, quello fra Gianfranco Contini ed Eugenio Montale, entrambi ben noti e assunti da Calvino), il cuore del saggio sono le 17 lettere, in parte edite ed in parte invece nuove al grande pubblico, con le quali si disvela la grande passione ed il lavorìo che hanno caratterizzato l’impegno di Italo Calvino presso Einaudi, dove ha ricoperto il ruolo di editor, e quello di Giovanni Falaschi sempre pronto a mettere in discussione le proprie acquisizioni sulla sua musa ispiratrice. Nella fattispecie, le lettere sono tutte incentrate intorno al saggio che Falaschi pubblicò poi nel 1976 (La Resistenza armata nella narrativa italiana) presso la stessa Einaudi come strumento esegetico di quello che è definito dai più come il periodo neorealista di Calvino. Falaschi getta una luce nuova e metodologicamente rivoluzionaria sulle prime opere letterarie di uno dei più grandi talenti narrativi del nostro ‘900, ma le lettere sono importanti soprattutto per apprezzare, al netto dei riferimenti ‘volgari’ legati ad aspetti logistici materiali, la grande perizia con cui Calvino seguiva e indirizzava giovani critici e giovani scrittori. Nelle lettere leggiamo tutto un tessuto di paternalistico incoraggiamento che lo scrittore affermato ha nei confronti di un giovane alle prime armi. Nel mezzo ci sono stati incontri e confronti che hanno trasformato il rapporto professionale in qualcosa di più intimo, un’amicizia che ha permesso a ciascuno dei due di guardarsi dentro e ripensare, sotto una diversa luce, il proprio agire quotidiano, senza dare mai nulla di scontato. Così la formale e fredda forma di circostanza si è sciolta in un colloquiale modo di intendersi, in una forma di complicità che va oltre il non detto delle pagine.



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