Una lunga trattativa

Una lunga trattativa
Ciclicamente la questione della “trattativa” Stato – mafia ritorna in auge sulle pagine dei quotidiani e nei dibattiti della società civile. La verità giudiziaria è un porto lontano, i processi restano ingarbugliati e confusi, lambiscono le più alte cariche dello Stato ma non trovano sbocchi decisivi. Come tante altre vicende italiane, la Trattativa (maiuscolo) resta ancora per molti aspetti un mistero che pianta radici molto remote, ai tempi in cui lo Stato ai primordi dell’unità iniziò a convivere con la mafia in un rapporto insano eppure solidissimo. Laddove l’autorità statuale era assente, la criminalità siciliana è cresciuta creando un potere di controllo parallelo e sotterraneo (utile per qualsiasi circostanza urgente e delicata) troppo spesso preferito all’ordine costituito. L’essere totalmente integrata nel tessuto sociale, poi, ha rinforzato la sua reputazione di intermediaria tra lo Stato e la società. La mafia sembra essere stata necessaria per tutto: creare un terreno propizio all’arrivo dei mille, garantire l’approdo degli alleati durante la seconda guerra mondiale, rafforzare gli apparati di “controllo” democratico in tempi di guerra fredda, contribuire ai piani eversivi (si pensi ai fatti di Reggio Calabria), fino ad arrivare alle vicende più contemporanee ed alle stragi di Capaci e via d’Amelio. Il tutto in cambio dell’impunità, della garanzia di avere mano libera per continuare a coltivare i propri affari e tessere le proprie trame...
Come ammette sin da subito Giovanni Fasanella, questo non è un libro di Storia (anche se strutturalmente potrebbe esserlo). Piuttosto, è una ricostruzione giornalistica delle dinamiche che hanno saldato l’unione tra Stato e mafia. La prima parte non è molto originale, ma solo perché ragionando della mafia e del suo attecchimento nella società fa riferimento a studi approfonditi già pubblicati e ad interpretazioni già diffusamente dibattute. Una sintesi necessaria, tuttavia. Lo stile narrativo è solido, non annoia, ha una cronologia pulita e offre interessanti suggestioni logiche. Attraverso un’analisi delle verità, suffragata dal documenti e testimonianze che difficilmente riusciranno a trovare posto nelle aule dei processi sulla Trattativa, si chiariscono gli incastri umani e politici che hanno contribuito in maniera determinante a costituire una delle realtà più evidenti ed allo stesso tempo più controverse e spinose: la mafia – come dice il fotografo siciliano Tano D’Amico – è madre di questo Stato. Ecco, se un filo conduttore c’è, va rintracciato proprio in questa rispondenza: la mafia che si fa malta per tenere compatto questo Paese.

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