Una moglie a Gerusalemme

Una moglie a Gerusalemme
Batsheva ha appena compiuto diciotto anni e si affaccia sull’età adulta con una serie di doni che farebbero impallidire una principessa: è bellissima, intelligente, figlia unica di un ricco imprenditore ebreo, cresciuta tra gli agi negli Stati Uniti. Sogna di frequentare l’università e uscire un po’ dalla gabbia dorata della scuola ebraica che ha frequentato fino a quel momento. E, ovviamente, sogna d’innamorarsi, come succede alle eroine dei romanzi di Lawrence. Peccato che suo padre abbia già deciso quale sarà il suo destino: sposare un grande studioso del Talmud, un ebreo ortodosso come loro, il più brillante che ci sia, con cui Batsheva possa perpetuare la dinastia degli Ha-Levi, di cui è l’ultima discendente. La scelta cade su Isaac Harshen, un rabbino molto rispettato della comunità di Gerusalemme, all’apparenza bello e gentile, con cui la ragazza convola a nozze dopo aver visto per appena pochi giorni. Va a vivere con lui in Israele ma l’unione si rivela da subito un disastro: Batsheva sin dalla prima notte scopre che suo marito è un uomo freddo e represso, incapace di volerle sinceramente bene. Inoltre,  le rigide regole della comunità ortodossa disapprovano tutte le sue passioni, come leggere libri e scattare fotografie. Neppure la nascita di un figlio riesce ad ammorbidire Isaac, così la ragazza, allo stremo delle forze psicologiche e fisiche, decide di abbandonare il marito e far credere a tutti d’essere morta insieme al bambino, per scappare a Londra e rifarsi una vita, magari trovando davvero la sua anima gemella… 
La classica storia d’amore si tinge qui di un retrogusto spirituale: la tensione verso Dio, il rispetto della tradizione religiosa e della sacralità della vita, sono un elemento fondamentale della trama. Insieme a Batsheva, entriamo nel mondo ebraico ortodosso dal suo lato peggiore e poi, mano a mano, ci viene svelato il suo volto più autentico e pacifico. L’intreccio delle vicende, ben studiato e ricco di colpi di scena fino all’ultima pagina, rende la lettura avvincente e fa perdonare, almeno in parte, i difetti di questo libro, come lo stile infarcito di retorica e buoni sentimenti o le numerose lezioni morali che l’autrice non si fa scrupoli a infilare qua e là. Del resto, si tratta d’un romanzo di genere rosa, e in questo mantiene in pieno le sue promesse: leggetelo se volete sognare “il grande amore” vecchio stile, quello che come nelle fiabe vince tutte le difficoltà, quello che il destino cerca d’aiutare in tutti i modi e che alla fine trionfa su tutto.

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