Una notte

Una notte

Nell’ospedale Elly è conosciuta, per via della scarlattina che ogni tanto ha richiesto il consulto dei medici. Né il custode, quindi, e nemmeno l’infermiera che incontra nei corridoi le chiedono nulla, fino a che infila la chiave nella toppa ed entra, guardandosi intorno circospetta, in una delle camerette dei giovani assistenti. All’improvviso si sente bussare, qualcuno chiede del dottore, lei trattiene il respiro, finalmente torna il silenzio. Dopo un poco arriva Berthold, il dottore, il giovane di cui Elly è innamorata. Le spiega che a cercarlo deve essere stata la cameriera di certi suoi amici; a lui, in fondo, chiedono solo un po’ di conforto: il marito della coppia è gravemente ammalato. I due giovani si rilassano, si abbracciano, si baciano, possono approfittare di poche ore rubate per stare un po’ insieme. Berthold ha portato qualche dolcino e qualche birra, che consumano sul divano mentre parlano e fanno progetti. Ecco che però tornano a bussare. La cameriera scongiura in nome di Dio, e Berthold va dal moribondo ma convince Elly ad aspettarlo. Lei siede sul davanzale e guarda le cime scure degli alberi nel cielo stellato, un po’ si addormenta. È notte fonda quando il giovane medico torna, il suo amico è morto. Per la ragazza è rischioso uscire adesso e resta con lui. Ma ormai un turbamento profondo si è insinuato tra loro, l’impotenza davanti alla morte li sconvolge. “Che sono poi tutto l’amore e la gioia se vengono stinti dal più leggero soffio del regno della morte?”…

Pubblicato in Germania nel 1899, questo racconto di Lou Andreas Salomè, inedito in Italia fino ad oggi, è un piccolo, grazioso e prezioso libriccino in serie numerata che permette di indovinare lo spirito inquieto e moderno della sua autrice. Figlia di un importante generale dell’esercito dello zar, ebbe una formazione piuttosto occidentale e da giovanissima, in Europa, ebbe modo di incontrare personaggi come Rilke, Nietzsche, Ree tra gli altri, e in patria Pasternak, Tolstoj. Con molti di loro ebbe profonde relazioni intellettuali o sentimentali; solo per citarne un paio, diverse poesie di Rilke (che fu il suo amante più a lungo) sono dedicate a lei, e le prime parti di Così parlò Zarathustra, particolarmente dure e misogine, pare siano state scritte da Nietzsche all’indomani del rifiuto di Lou in risposta alla sua proposta di matrimonio. Pare che anche Benedetto Croce sia stato – per una sola notte – vittima del suo fascino assolutamente non comune. Sposò l’orientalista Carl Andreas con il quale ebbe un rapporto difficile e atipico, e fu lei stessa una grande viaggiatrice grazie ai proventi dei suoi numerosi scritti, soprattutto saggi. Quando incontrò Freud si appassionò ancora di più alla psicoanalisi, la praticò e ne scrisse molto, ed è oggi considerata una pioniera della psicoterapia. Sicuramente una personalità straordinaria di cui è possibile cogliere molto già in questo breve racconto, intriso di una profonda riflessione sulle forze potenti di amore e morte in conflitto nella vita dell’uomo. E forse la contraddizione fu la cifra del suo spirito così anticonvenzionale, soprattutto nelle relazioni con gli uomini. Per lei Rilke scrisse: “ Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito”. Che donna, ragazzi.



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