Una notte sbagliata

Una notte sbagliata

Roma. Tiziano e Alessandro Fabbri sono due fratelli che odiano gli stranieri, gli immigrati che rubano il lavoro agli italiani, le zecche comuniste, i giudei, i froci e gli zingari: sono due naziskin; Skizzo, al secolo Francesco Persico, è semplicemente un tossico; Igor Ilic Padorin è un ex militare russo – anzi della Transnistria – che ha combattuto in Cecenia e in Afghanistan; Daniele Colantuono, per tutti Riccioletto, è un malavitoso di basso rango, un criminale da strada . Sono loro che, durante la notte di Capodanno, dovranno raggiungere una villa sulla Flaminia  a bordo di un’ambulanza, sparare qualche colpo e mettere paura a un cinese che non sa stare al suo posto. Una missione facile organizzata da Decio, boss romano, altri cinesi e alcuni membri del clan dei casertani. Intanto, grazie ad alcune intercettazioni, un informatore e un infiltrato all’interno del gruppo dei cinque, il commissario Avitabile ha capito che qualcosa bolle in pentola. Ma non sa ancora cosa, per questo deve solo attendere. Ma i Fabbri, Skizzo, Padorin e Riccioletto non sanno che quella che li aspetta è un trappola. Sono tutti sacrificabili. Il loro è un commando suicida…

Una notte sbagliata del giornalista Gianluca Ales è un noir corposo e feroce che scandaglia l’universo della criminalità romana, intrecciando esistenze, disperazione e voglia di riscatto. Si muovono in queste pagine personaggi che sembrano marionette nelle mani di un destino già scritto: perdenti, antieroi, sommersi che cercano di salvarsi da un vortice oscuro che li risucchia inesorabilmente. Teatro della vicenda è Roma, una città scarnificata in cui è cresciuta, dopo il tramonto della Banda della Magliana, una fauna caleidoscopica pronta a fagocitarla. In questo scenario si muove la trama frammentata di Una notte sbagliata: un insieme di punti di vista che convergono in una notte di Capodanno in cui succede di tutto e il tempo sembra essere sospeso, dilatato. Tutto questo Gianluca Ales lo racconta con un ritmo frenetico e una scrittura frizzante, condita da un linguaggio da strada empatico, mimetico, teso ad afferrare il lettore per scaraventarlo nella sua storia. E la bravura dell’autore sta proprio nel saper creare un puzzle in cui trovano equilibrio l’analisi approfondita dei protagonisti e la costruzione di un intreccio che corre come un treno, sino allo scioglimento finale. Alla fine della lettura resterà una triste consapevolezza, avvalorata dai recenti sviluppi di un cronaca che molte volte sembra ispirarsi, per assurdo, alla finzione narrativa: a Roma esiste una cupola. E non è quella di piazza San Pietro.

Leggi l'intervista a Gianluca Ales



 

 

 

 
 
 
 

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