Una perfetta sconosciuta

Una perfetta sconosciuta
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Quando sei più vicina alla quarantina che alla trentina non è facile prendere atto che tutto quello che credevi di avere conquistato coi tuoi mezzi ‒ l’indipendenza economica, un lavoro che è esattamente quello che volevi e la tua libertà ‒ sono invece frutto delle copiose donazioni e delle “spinte” del tuo famoso e facoltoso papà. Alice Humphrey, figlia del regista premio Oscar Frank e di Rose Sampson, attrice anche lei da Oscar, lo scopre quando il suo posto al Met – Metropolitan museum of art si volatilizza insieme alle donazioni di Frank. Va da sé che dopo mesi di disoccupazione, con l’autostima ormai decisamente vacillante, quando durante un vernissage viene avvicinata dall’affascinante Drew Campbell, che dopo qualche chiacchiera innocua le chiede se le potrebbe interessare diventare la direttrice di una galleria da gestire in quasi totale libertà, accetta senza pensarci troppo. Qualche giorno di incertezza ma poi il misterioso Drew si fa risentire per concretizzare la proposta, dietro c’è un altrettanto misterioso finanziatore che vuole restare anonimo, ma che a parte imporre come prima mostra per inaugurare la neonata Highline Gallery una personale del suo “fidanzato”, le lascia quasi totale libertà di scelta nella gestione. Sembra che alla fine Alice possa farcela anche da sola, ma quando dopo tre giorni dall’apertura il fantomatico Drew si fa trovare cadavere nella galleria completamente vuota, le cose e Alice stessa, sembrano precipitare in un incubo inimmaginabile…

Un ottimo thriller che segue il successo internazionale de La ragazza nel parco: Alafair Burke, ex pubblico ministero e attualmente insegnante di legge, figlia del celebre James Lee Burke, dal padre ha sicuramente ereditato un notevole talento. La trama qui sopra appena accennata è in realtà molto complessa e articolata, gli incastri sono perfetti e gli indizi a disposizione del lettore che, sia pur distratto dai continui colpi di scena, si trova spesso a “gareggiare” con l’autrice cercando di capire quali spiegazioni logiche possano giustificare l’intricatissima vicenda. Come si incastrano una ragazzina scomparsa, un predicatore, un truffatore e delle foto che ritraggono la protagonista mentre si scambia un bacio appassionato col morto, ma che in realtà con lei non è mai stato? Tracce lasciate qui e la lungo le pagine che non ne vogliono sapere di farsi mettere da parte, un crescendo di curiosità che va soddisfatta. La carne al fuoco è tanta anche sul piano psicologico e la Burke entra in profondità nel “sentire” dei personaggi, senza che per questo il romanzo perda il ritmo. Molto ben descritti anche i numerosi modus vivendi, quelle differenze sociali che eravamo abituati a considerare tipiche degli States e che sempre di più vediamo anche qui nel vecchio continente; quelle che a volte sembrano incongruenze fra le azioni di polizia quando si tratti dei distretti cittadini o dell’FBI. Un bel romanzo che va bene sia sotto l’ombrellone che durante delle fresche vacanze in montagna.



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