Una piccola fedeltà

Una piccola fedeltà
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Augusto Castiglioni è un uomo affetto da una particolare malattia (morbo di Guillain-Barré), costretto in un letto d’ospedale, dal quale, a malapena, riesce ad alzarsi. I tempi in cui con Lenz, suo socio, era determinato soltanto ad arricchirsi con il petrolio rumeno sono passati, ormai lontani. Augusto ricorda ancora in maniera vivida quel periodo della sua vita, che riaffiora prepotentemente alla memoria: i viaggi frequenti in Romania (all’epoca, in piena dittatura di Ceaușescu), i soggiorni all’Hotel Bucuresti, gli spostamenti periodici tra Bucarest e Ploiești, la regione delle raffinerie, gli incontri con un venditore di petrolio, Viktor Janku, sostenitore del regime e personaggio piuttosto squallido, volgare, corrotto, ricattatore, ma, soprattutto, la conoscenza di Achilina. Augusto, pur di non rinunciare a nessun potenziale affare con Viktor Janku, lo asseconda e lo segue in tutte le sue iniziative, anche quelle extra lavorative, ritrovandosi così a frequentare, senza approfittarne, quelle donne a cui Janku fa visita tra un impegno di lavoro e l’altro, compiacenti al fine di ottenere qualche favore o per paura di possibili ritorsioni. Perché sa bene che in quelle occasioni, magari tra un bicchiere di whisky e l’altro, riescono gli affari migliori. Tra queste, Achilina è quella per cui Janku impazzisce. Molto bella, “consapevole di non avere la forza fisica per resistere, ma decisa a non arrendersi”, non fa nulla per compiacerlo, piuttosto lo guarda con disprezzo ed è per questo che Janku ha perso la testa per lei…

Una piccola fedeltà di Luca Saltini è una piacevole scoperta. Lo scrittore è autore sia di saggi, sia di narrativa (Tattoo e Il Demolitore di camper, editi dalla casa editrice Fernandel, Periferie edito dalla ADV) ed ha pubblicato racconti per l’infanzia. Questo nuovo romanzo presenta una storia coinvolgente ed appassionata, caratterizzata da continui flashback, rievocazioni di un periodo della vita del protagonista trascorso in Romania all’epoca della dittatura di Ceaușescu che fa da sfondo, dal quale riemergono le relazioni intessute in quel tempo, raccontate in alternanza agli spaccati di un’epoca triste di quel paese, che l’autore descrive a più tratti. Uno degli elementi principali ed interessanti del romanzo è infatti il contesto storico in cui è ambientato e le descrizioni ad esso riferite. L’epoca di Ceaușescu (le trasformazioni edilizie della capitale Bucarest, la metamorfosi delle campagne rumene, le condizioni di vita della popolazione, gli sfarzi e la megalomania del dittatore) è raccontata a tutto tondo in frammenti sparsi all’interno della storia. Altro elemento è il rimorso, affiorante sin dall’inizio della lettura, derivante dalle scelte, solo apparentemente giuste, ma più probabilmente sbagliate, fatte dal protagonista nel passato - mirate più a “far soldi, incassare di più, incamerare denaro” piuttosto che a costruire solidi rapporti umani - che hanno inevitabilmente determinato il suo futuro: rimorso che conduce il protagonista ad immaginare alla fine come sarebbe stata la sua vita se avesse agito diversamente e a trovare un modo per riscattarsi. Un libro che invita, dunque, a porsi delle domande e a riflettere sulle proprie scelte, ponderate o meno, che determinano inevitabilmente il nostro futuro.



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