Una piccola morte

Una piccola morte

Il tempo nella capanna scorre tra meditazione e preghiera, mentre all’esterno le intemperie riempiono le giornate. È il momento di raccogliere la propria memoria e trascrivere le esperienze di una vita, fino al momento in cui ha lasciato Malatya per dedicarsi all’eremitaggio. Sa di essere solo un tramite, un polo divino o Qutb: “Tutto quel che faccio lungo il mio cammino verso Dio è per suo ordine e sua volontà.” Anche scrivere la sua biografia affinché in futuro chi vorrà parlare di lui e della sua vita, anche mettendo in dubbio le sue parole, trovi argomentazioni da addurre. È nato in un’epoca di forti tensioni. Sua madre era una schiava affrancata e suo padre un ministro del re Ibn Mardanish. È cresciuto nella città di Murcia, grazie alle cure devote della tata Fatima. L’affetto per i genitori, per le sorelle gemelle e per lo zio Abdallah, commerciante abile, ma spesso in conflitto con suo padre, riempiono i ricordi del passato. Gli scontri che hanno caratterizzato la regione durante gli anni del vuoto di potere tra la caduta dell’impero almoravide e l’ascesa di quello almohade, hanno condizionato anche la sua famiglia. Costretti a una precipitosa fuga verso Siviglia, i primi tempi di quella nuova, strana esistenza sono stati difficili. Le sue aspirazioni si sono scontrate con quelle del padre, desideroso di avviarlo a una carriera politica come la sua. Conquistare la stima del nuovo califfo, ottenere una posizione di prestigio, una nuova casa, denaro per prendersi cura della famiglia, mentre trattati di pace si alternano a scontri. Paura si alterna a momenti di serenità. Ma altro gli riempie il cuore. Gli studi religiosi lo portano a comprendere che il suo destino è legato a Dio e per quanto sia giovane le sue parole ispirate conquistano sia il saggio Averroè che il califfo, ma ugualmente gettano suo padre nello stupore e nel timore per il suo futuro. La fame di conoscenze lo stimola a frequentare la dimora di Frideric che lo istruisce nella filosofia greca e nella cultura occidentale allenando la sua mente. Grazie al nuovo amico sperimenta il vizio, l’amore, il peccato, ma sono solo tappe che Dio ha messo lungo il suo cammino, un cammino che mai potrà essere deviato: “Sul viaggio che non rivela, non si può fare affidamento”…

Il mistico e filosofo Alī ibn Muhammad ibn al-‘Arabī conosciuto nel mondo come Ibn ‘Arabī, si ritiene sia nato il 28 luglio 1165 nella città di Murcia, in Spagna, crescendo in un periodo in cui la cultura moresca fioriva con le influenze intellettuali ebree, cristiane e islamiche in un amalgama stimolante, e sia morto nel 1240 a Damasco, in Siria, lasciando ai posteri oltre 350 opere, tra cui le celebri Rivelazioni meccane. Il suo pensiero, tra note storiche e connotati leggendari, ha influenzato nei secoli studiosi, religiosi, filosofi attraverso gli scritti conservatisi tramandati. Dagli studi a Siviglia e a Fés all’incontro con Averroè a Cordova, dal pellegrinaggio alla Mecca ai numerosi viaggi che lo hanno portato ad approfondire i suoi studi e condividere il suo pensiero. La percezione dell’amore – ritenuto “una piccola morte”, citazione da cui deriva il titolo del libro –, alla considerazione della donna, fino all’interpretazione dell’opera di Dio attraverso il creato. Visioni mistiche, sufismo e conflitto con i giuristi mussulmani che condizioneranno gli ultimi anni della sua esistenza. Una vita intensa, avventurosa, vissuta con impegno e abnegazione per perseguire quella missione di cui riteneva essere investito per volontà divina. In questo romanzo scritto senza retorica e involuzioni criptiche, con molte citazioni originali nel testo, la vita del filosofo e poeta viene letta come se si avesse tra le mani un libro di avventure, un libro di esplorazioni, un libro che accoglie vicende d’amore e di vita, grazie allo stile curato, semplice ed elegante di Mohamed Hasan Alwan, scrittore saudita nato a Riad, che ha portato avanti gli studi in Oregon e Canada. Una capacità narrativa che gli è valsa la meritata conquista di premi prestigiosi, quali il Prix de la Littérature arabe dell’Institut du monde arabe di Parigi nel 2015 e l’International Prize for Arabic Fiction nel 2017. L’opera ha avuto successo anche in Italia ed è possibile, attraverso i social, individuare gruppi di lettura in diverse città, per condividere con altri appassionati una lettura condivisa che è una vera e propria esperienza di viaggio nella spiritualità e nella ricchezza culturale del XII secolo.



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