Una pinta d’inchiostro irlandese

Una pinta d’inchiostro irlandese
Nelle ore libere è solito dedicarsi ad attività letterarie. In particolare, riflette. Per esempio, si ritrova a chiedersi perché mai un libro dovrebbe avere un solo inizio e un’unica fine. Un buon libro può avere tre inizi completamente diversi e indipendenti l’uno dall’altro, e finire, se necessario, in trecento maniere del tutto differenti. Si può cominciare parlando del cacodemone MacPhellimey, membro della classe dei diavoli, occupato a riflettere sulla natura dei numeri e a separare mentalmente quelli dispari da quelli pari nella sua capanna tra gli abeti, proseguire presentando Mr John Furriskey, nato all’età di venticinque anni e arrivato al mondo provvisto di una memoria ma di nessuna esperienza personale che la giustificasse, e continuare Finn MacCool, eroe leggendario dell’antica Irlanda, mentalmente poco robusto ma fisicamente superbo. D’un tratto però, un pezzo del crostino che mangia gli fa dolere un dente, e lo richiama alla percezione del mondo esterno, dove c’è uno zio che sostiene che lui non prenda sul serio gli studi, in spregio ai sacrifici del padre. E gli chiede se ha mai aperto un libro...
L’immaginario per definizione non ha confini, la fantasia si muove su binari che non conoscono partenza né tantomeno arrivo, assecondano il cuore e la mente, i salti rocamboleschi, doppi, tripli, quadrupli, in avanti e all’indietro che il cervello fa, alla ricerca di nuove direzioni e del proprio divertimento. Nel 1939 il mondo aveva tanti guai, una quantità enorme di grattacapi che sbocciavano dappertutto a ogni piè sospinto: ma fiorivano anche grandi romanzi, e si rivelavano scrittori dal talento indefinibile capaci di affascinare anche i propri contemporanei. E gente del calibro di Joyce, non so se mi spiego. Talento indefinibile, si diceva. Non perché le parole manchino (se ne possono sempre inventare di nuove, e O’Brien lo dimostra, come si può aggiungere a un numero una cifra, da qui all’eternità), ma perché sono comunque limitate. Una pinta d’inchiostro irlandese è un romanzo che ne ha dentro un altro, e poi un altro, e un altro ancora, ironico, divertente, virtuosistico, prende bellamente in giro la letteratura e i suoi generi e al contempo ne inventa uno nuovo, storia di formazione umana e letteraria surreale e straniante.

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