Una posizione scomoda

Una posizione scomoda
Dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Fabio Loiero respinge, una dopo l’altra, tutte le proposte di lavoro che gli vengono offerte dai produttori delle fiction televisive di maggior successo. Il giovane vorrebbe infatti impiegare il proprio talento nel mondo del cinema e di riuscire prima o poi a trovare qualcuno disposto a dare alla luce Il cielo di piombo, un copione che giace nel suo cassetto da tempo. Ma la noia e l’allettante tentazione di guadagnare 1300 euro al mese più bonus lo costringono infine a comporre sceneggiature pornografiche per la Starlette, una casa di produzione diretta da una transessuale di nome Romina conosciuta per caso al Milano Film Festival. Fabio prende a riscrivere in chiave hard i migliori film di sempre, di nascosto dai propri ex compagni di corso e soprattutto dei genitori, un padre bigotto e una madre apprensiva, ai quali lascia credere di essere invece autore di testi teatrali. Fino a quando il suo L’importanza di chiavarsi Ernesto viene selezionato tra i film finalisti al Festival Internazionale del Porno di Cannes, dove egli è indotto a recarsi per ritirare il Premio di miglior sceneggiatore dell’anno…
Francesco Muzzopappa, nato a Bari nel 1976, vive e lavora a Milano come copywriter. Il suo libro Una posizione scomoda, con cui oggi fa il suoesordio in letteratura, ci appare coinvolgente, non solo in virtù della guizzante vivacità narrativa che ne sostiene il racconto, ma anche per la rappresentazione dissacrante e caricaturale della società moderna che vi è contenuta. Per la capacità di raccontare in chiave grottesca il duro apprendistato delle giovani generazioni contemporanee, che rivela in Francesco Muzzopappa una maniera del tutto amabile di intendere la narrativa e di volerle conferire nuova possibile vitalità. In particolare ci ha colpiti la sensazione di necessità che proviamo quando, procedendo nella lettura e non riuscendo ad abbandonarla un solo attimo, avvertiamo la presenza di un impulso generante, come se si stesse parlando non solo di invenzione narrativa, ma anche di vita vera con cui fare i conti; e come l’autore, così noi. Senza lungaggini e sbavature. Certo non è un capolavoro destinato all’immortalità, ma è un romanzo vivo e godibile, scritto con molto carattere e una folgorante vena umoristica, capace di strapparci una lunga ancorché amara sequenza di sorrisi. Leggetelo!

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