Una principessa in fuga

Una principessa in fuga
“Il granducato di Lothen-Kunitz, nel meridione d’Europa, è una ridente regione di fertili pianure, colline rivestite di foreste e ampi fiumi. È uno dei primi posti in cui si ferma la primavera nella sua risalita dall’Italia”. Nel palazzo del principe, che sorge su un’amena collina sovrastante la capitale, Priscilla è la più bella di tre sorelle. Ha pelle candida, capelli ramati, labbra piene, ciglia dorate ed occhi grigiazzurri: molti principi l’hanno già chiesta in sposa, non ricevendo mai l’assenso del padre, il burbero granduca, né men che meno quello della fanciulla. Priscilla però non è solo bella, coltiva uno spirito libero ed ama molto intrattenersi con il bibliotecario di corte, il vecchio Fritzing, che, una volta esaurito il suo compito di maestro di grammatica, le parla degli antichi greci, filosofi, letterati, maestri del pensiero ed anche della grande poesia inglese, oceano infinito di versi e di bellezza. Accende così nell’animo di Priscilla la fiamma della libertà, la curiosità del mondo, quel mondo che vive e palpita fuori da palazzo, nonché il desiderio di vivere una vita semplice e dedita alle cose dello spirito. Così, dopo aver trascorso ventuno anni sui gradini più alti della scala sociale, servita di tutto punto, oggetto di gentili omaggi e di splendidi onori, ma anche sorvegliata in ogni momento della giornata, la principessa Priscilla decide di fuggire. Scenderà nel mondo, là dove vivono i più, i poveri, gli umili, la gente normale che passeggia libera senza dama di compagnia, che veste abiti semplici, che è felice. Complice della fuga è il devotissimo vecchio Fritzing, che si avvale anche dell’aiuto di Annelise, una cameriera i cui ideali si riveleranno non essere altrettanto nobili e puri quanto lo sono quelli di Priscilla e i suoi. La piccola comitiva parte per l’Inghilterra: Annelise in avanscoperta e Priscilla nelle vesti di devota nipote che si dedica all’anziano zio. Si rifugiano in un paesello quieto e conformista della campagna inglese e per ben due settimane la dea bendata è loro propizia e volge in bene anche le gaffes che i due onesti fuggitivi (nessuno di loro, nonostante la lunga esperienza di vita a corte, è avvezzo a mentire) non mancano di fare. Però la buona sorte è volubile e spesso lascia il posto alla sua malvagia sorella, la cattiva sorte e, quando quest’ultima “siede nel tuo salotto”, molte cose e persone cambiano in peggio, i pericoli si avvicinano…
Il romanzo fu scritto dalla von Arnim nel 1905, ma è ancora freschissimo e seducente. La parabola della principessa che fugge - il contrario dello stereotipo fiabesco della fanciulla povera e virtuosa che per merito o per fortuna sale al trono - avrebbe potuto risolversi nel troppo banale e nel troppo fiabesco. Non è così, perché l’autrice è estremamente ironica ed arguta. Fino alle ultime righe della storia: “In ogni caso, non si pensi che una persona sempre sincera come me scivoli in facili bugie proprio alla fine e lasci credere che Priscilla visse per sempre felice e contenta. Perché così non fu. Chi riesce ad esserlo per sempre, del resto?”.

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