Una ragazza con la valigia

Una ragazza con la valigia

La Croazia in cui cresce Petra si chiama ancora Jugoslavia; Tito unisce lingue ed etnie diverse sotto il suo limitante regime e l’Occidente è quello che ogni tanto si intravede dalla vicina Trieste. La sua infanzia è vissuta pienamente con le amiche del cuore Maya e Bube che l’accompagnano tra una sigaretta di nascosto e una confidenza rubata verso l’adolescenza, i primi amori, i jeans strappati come si vedono nelle riviste americane e la consapevolezza di essere una donna indipendente. Quelli erano ancora gli anni della torta di compleanno economica uguale per tutti, dell’insegnamento della “difesa e protezione dello stato” a scuola, dei campi di lavoro dei giovani pionieri comunisti. Con l’arrivo degli anni Novanta però le cose iniziano a cambiare: il Compagno Tito è morto, nei Balcani si inizia a rivendicare la propria indipendenza e gli antichi “fratelli” serbi iniziano a rumoreggiare con violenza ai confini. La sua vita spensierata con il profumo del mare cristallino e dei baci del suo amato Mario verrà definitivamente spezzata quando la storia la costringerà a fuggire verso un futuro lontano dalla guerra…

Le vicende semi-autobiografiche raccontate con estrema delicatezza da Sanda Pandža sono in parte quelle di ogni adolescente con i suoi costanti timori di inadeguatezza, i conflitti con dei genitori poco flessibili o le amicizie che sembrano dover durare per sempre. Petra è solo apparentemente però la teenager tipo, perché la sua vita si svolge all’interno della gestione, o mentalità, a compartimenti stagni dei molti Paesi satelliti della Russia sovietica. La musica, le mode, i colori del cosiddetto “Occidente” sono un sogno e lasciano gli spazi a quelli emanati dall’alto, ritenuti più appropriati da una preposta commissione. Persino un incontro amoroso può apparire osceno se non conforme alle regole imposte. Questo romanzo, forse proprio perché incentrato sulle circostanze vissute dall’autrice, descrive perfettamente l’attimo in cui la guerra distrugge il luogo in cui hai vissuto fino ad un’ora fa, quella deflagrazione emozionale che non lascia spazio a nient’altro, se non alla fuga. È per quello che viviamo con Petra il prima, non il dopo, il passato strappato da un momento all’altro e non il futuro con tutte le sue speranze. Un bell’esordio letterario che si legge - per davvero - tutto d’un fiato.


LEGGI L’INTERVISTA A SANDA PANDŽA


 

 

 

 
 
 
 

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