Una ragazza inglese

Una ragazza inglese

Giovane, delicata, minuta, orfana di entrambi i genitori, Jane Emili approda a Roma dall’Inghilterra, per lavorare come ragazza alla pari presso Villa Rocca. Alla fine di quell’estate bisognerà prendere una decisione seria riguardo l’università (la zia Rossella preme in direzione della Bocconi, mentre Jane vorrebbe tanto frequentare la scuola d’arte) ma intanto la ragazza decide di occuparsi di Nicholas, un delizioso bambino patito di videogiochi. In realtà la madre del bambino, Marina Rocca, dopo aver riservato a Jane un’accoglienza calorosa al suo arrivo alla villa per il colloquio, non le lascia quasi il tempo di riflettere sul da farsi, mettendole subito sotto il naso un contratto decisamente appetitoso, con un compenso ben superiore alla media. L’assunzione di Jane come baby sitter e insegnante d’inglese non garba però al suo effettivo datore di lavoro, Edoardo Rocca, fratello di Marina: l’uomo non capisce infatti la motivazione per cui sua sorella dovrebbe pagare una ragazza alla pari quanto un professore universitario. Manager sulla quarantina, occhi scuri profondi, elegante, Edoardo sembra uscito direttamente da un romanzo rosa: è chiaro che lui e Jane viaggiano su pianeti diametralmente opposti, come è altrettanto chiaro che un coinvolgimento sentimentale tra i due non potrebbe portare a nulla di buono...

Scorrevole, romantico, leggero: per il suo esordio in rosa, la cinquantunenne romana Beatrice Mariani si ispira chiaramente ad un classico della letteratura inglese, il meraviglioso Jane Eyre di Charlotte Brontë, riscrivendolo in chiave moderna e con un’ambientazione tutta italiana. L’autrice si è divertita a rubare, come lei stessa racconta, molte scene alla versione originale del libro (chi ha letto e amato Jane Eyre se ne accorgerà praticamente subito!) nonché alle varie versioni cinematografiche che ne sono scaturite, studiandole con un’ attenzione quasi scientifica. Ovviamente più disincantata e moralmente meno rigida rispetto all’eroina della Brontë, La Jane nostrana condivide con l’ originale inglese l’apparente fragilità, l’amore per l’arte, il cuore gravato da un lutto terribile e molte incertezze riguardo al futuro. Non le mancano coraggio e determinazione, e la voglia di andare incontro alla vita con passione. Nella grande villa romana, la versione molto meno suggestiva della cupa dimora di Thornfield Hall, Jane è alle prese con il suo primo impiego, ma sopratutto con il suo primo vero amore: affascinante, incasinato, burbero e, ovviamente, più grande di lei. A guastarle la festa ci sono il passato burrascoso di Edoardo, un presente altrettanto difficile a causa delle losche manovre finanziarie del suo socio in affari, e un ex moglie bellissima della quale, con molto rammarico, non sentiremo l’eco delle sinistre risate. Perché se qualcosa manca nel romanzo, oltre forse ad una caratterizzazione più originale e incisiva dei personaggi, è proprio quel pizzico di mistero, quell’alone gotico che è invece una delle caratteristiche vincenti del capolavoro inglese. Così, dopo una prima parte che si regge in piedi sulla trepidazione di scoprire come e quando sboccerà la passione tra i due protagonisti, la seconda parte scivola via in maniera anonima e poco coinvolgente.



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