Una ragazza nella giungla di Calais

Una ragazza nella giungla di Calais
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Hawa, ultima di undici figli, è la preferita di suo padre per la sua intelligenza e il suo coraggio: a lei tutto è permesso, diversamente dalle altre ragazze. Ma come le altre, è promessa ad un uomo che non ama e che ha la stessa età di suo padre. Inaccettabile per uno spirito indomito come il suo. A tredici anni fugge via dal suo destino, raggiungendo l’Europa con un barcone che sa di morte. Da nove mesi per Hawa “casa” è il campo di Calais. L’Etiopia sembra un ricordo lontano. Negli ultimi giorni molti sono andati via, accettando il compromesso di un centro d’accoglienza e rinunciando al sogno di raggiungere l’Inghilterra e ricominciare una nuova vita, lasciandosi alle spalle la disperazione. Lei ha fatto la sua scelta: andare avanti da sola. A dispetto della sua giovane età. A dispetto della polizia. A dispetto dei consigli dei volontari. Non le resta più nulla, solo la sua banda: Elira, Milad, Ali, Jawad e Ibrahim. Tutti minori. Tutti lontano da casa. Tutti con lo stesso sogno. Le loro vite sospese in un limbo grigio che “puzza di fumo e di spazzatura”: la giungla di Calais. Lei, come gli altri della banda e insieme ad altri seimila anime, vive nella più grande baraccopoli d’Europa. Nascosti per sfuggire allo sgombero decidono di cavarsela da soli, di non fidarsi più di nessuno. Sarebbero passati dall’altro lato ad ogni costo, tutti e sei insieme, anche se fossero rimasti gli ultimi esseri viventi nel campo…

Attraverso gli occhi della giovanissima protagonista, Delphine Coulin, autrice e cineasta impegnata sui temi dell’immigrazione, trasforma la cronaca in racconto. Crudo, violento, doloroso e dirompente ma altrettanto emozionante e coinvolgente. Una ragazza nella giungla di Calais è un romanzo coraggioso, intenso, appassionato e appassionante. La giungla di Calais (giungla di relazioni, dove una scheggia di sapone diventa un bene prezioso da custodire gelosamente) è divisa in due: i clandestini con il braccialetto e quelli senza, i disubbidienti. Hawa e gli altri scelgono di appartenere al secondo gruppo e restano uniti contro il destino avverso e contro la violenza di un mondo disumano e freddo, nel quale tutti i valori sono capovolti. Lo scenario, raccontato attraverso immagini taglienti e una prosa asciutta e vivace, che si staglia dietro il racconto delle vite dei sei “minori non accompagnati” (come sono definiti dalla fredda burocrazia) è apocalittico. L’accampamento è descritto, con uno stile filmico efficace e assolutamente realistico, come un luogo-non-luogo, fuori dal mondo, senza alcuna regola di umana convivenza, nel quale non resta che lottare per la sopravvivenza. Il fuoco, la colla, il fumo e l’alcol aiutano a resistere e a sopportare le violenze. Eppure, in questo inferno, i sei ragazzi riescono a salvaguardare il valore dell’amicizia, si stringono per non perdersi, per non farsi divorare dalla paura. Per non perdere l’umanità e continuare a sperare.



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