Una storia immortale

Una storia immortale
Il corridoio di un albergo: tutto appare molto sporco, le due donne delle pulizie ragionano su come tirare a lucido gli ambienti, e afferrando l'aspiratore e valutando la moquette rimbrottano tra loro la padrona. Sulla chiusura della stanza n.46 scende il silenzio. Il signore sui settanta non era già uscito? In casa di Iole: Blanička lavora, intreccia i capelli dell'anziana signora, tiene compagnia alla madre di Isabella. Iole, però, da qualche tempo sembra suggerire un'idea incomprensibile, quasi un avvertimento, ripetendo il numero 46. Non hanno più fiducia. Il 46 e, dunque, "la morte nel cuore". Troppo risentimento abita in quella casa. «É il pudore che salva ogni essere su questa terra, pensa Blanička piena di sogno»…
Una storia tanto immortale da mettere alla prova un uomo e una donna; tra un mistero, dubbi e raffinate riflessioni, la vendetta emerge nella volontà dell'uomo raccontato da Leonardo Bonetti. Una storia buia la cui spinta originaria viene dall'idea di Salvezza. Settantaquattrenne, Sebastiano Nigro soffre per la rovina portata nella sua vita - emblematica la scomparsa della figlia - e convive con la realtà del suo male. Non si può certo dire che un tale delicato equilibrio, unito a forti eventi di dolore, non faccia della ricerca di Salvezza anche un intrecciarsi di pericoli. Perché una vita non vale una vendetta, diciamolo con la giovane Blanička, e benché i giorni infelici si susseguano travolgenti l'incontro di Nigro e della donna di Bucovina in una Roma fatale è come vivere un romanzo. «Forse perché un romanzo cominciato trova sempre le sue strade. Anche quando rimane incompiuto».

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