Una storia nera

Una storia nera

“E lui c’entrava sempre, in tutto, da quando Carla aveva dieci anni, adesso ne aveva trentotto, lei di anni se ne sentiva settanta”. Lui è Vito Semeraro e quando ha conosciuto Carla di anni ne aveva soltanto qualcuno di più. Da quel momento è diventato parte della vita di lei, si sono fidanzati, poi sono stati sposati per vent’anni, sono andati a vivere a Roma e hanno avuto tre figli, Nicola, Rosa e Mara, tre anni compiuti il giorno prima. Si sono amati tantissimo, si amavano ancora in quel modo, si odiavano; poi hanno divorziato. Carla non ce l’ha fatta più a sopportare botte, urla e ancora botte. Lei poi ha conosciuto Manuel, che abita vicino al piccolissimo appartamento dove sta adesso con la piccola, ma le cose non sono cambiate troppo. Perché quel legame con Vito non si è mai veramente interrotto, né lui ha smesso di picchiarla; lui, un marcantonio bello e ben piazzato, ogni volta la solleva come un fuscello – Carla, che non pesa nemmeno cinquanta chili – e la scaraventa dove vuole. Ma ci sono i figli, che sanno tutto, che hanno sempre visto e vissuto tutto ma – come lei d’altronde – non sanno smettere di amarlo. E c’è soprattutto Mara, che per il compleanno ha chiesto che suo padre fosse presente al momento della torta. Così Carla ha invitato a cena Vito quel 6 luglio 2012, con tanta paura ma anche con un segreto piacere. Nicola e Rosa non erano stati contenti per niente, tuttavia quella serata in famiglia cominciata con tanto timore è stata così stranamente bella e rilassata. Hanno riso, scartato i regali, Mara ha spento felice le candeline. Faceva caldo, un caldo terribile e anomalo, ma sono stati felici, tutti e cinque. Il giorno dopo di Vito si sono perse le tracce. Non è tornato a casa, lì dove Nuccia, la signora che si occupa della sua casa, gli ha preparato il pranzo; lo cercano al lavoro; lo cerca sua sorella Mimma, quella che lo ha cresciuto come fosse un figlio, e tutti i parenti con gli amici “potenti” di Massafra, giù in Puglia; lo cercano Carla e Vito e Rosa, sempre più preoccupati e poi in ansia; lo cerca Milena – nessuno sa chi sia, o forse la conoscono tutti - con sua figlia Paola, così piccola che sembra avere dodici anni e non sedici e che forse è figlia di Vito. Nessuno sa dove possa essere Vito Semeraro, qualcuno pensa che si sia nascosto, ma perché e da chi. Fino a che, in un giorno in cui il caldo tormenta Roma, tra i gabbiani feroci che dilaniano ogni cosa in mezzo ai rifiuti in cerca di cibo, in una discarica puzzolente, un cane a passeggio col suo padrone non punta qualcosa e non ha alcuna intenzione di muoversi da lì…

Definita – per una volta senza allontanarsi troppo dal vero – voce unica nel panorama letterario contemporaneo, Antonella Lattanzi, qui al suo terzo romanzo, si conferma autrice interessante e sorprendente. Il tema scelto può apparire poco originale: si tratta infatti di una vicenda di violenza domestica, ma la Lattanzi ricostruisce la storia di questo matrimonio ventennale finito in tragedia attraverso scorci, lampi, immagini, quadri; una tragedia annunciata che con una virata assume una dimensione diversa e non meno drammatica. In questo racconto i personaggi si costruiscono tutti, uno per uno, piano piano, fino ad assumere uno spessore ed una dimensione reale agli occhi del lettore. Come in una sceneggiatura – merito anche dell’attività dell’autrice che si occupa appunto anche di cinema e televisione – i vari punti di vista sulla storia si definiscono insieme a tutti i dettagli fino a che ogni pezzo del mosaico va al suo posto: ma bisogna aspettare la fine perché la tessera finale renda tutto chiaro nella sua terribile verità. Tutto il dramma, però, non sta nella violenza, non nelle botte, e nemmeno nel delitto che si è consumato fin dalla prima pagina. Il dramma vero sta nell’amore. Il vero protagonista del romanzo è il legame forte, ventennale, che lega due persone; è il bisogno di protezione che conduce ad accettare ogni cosa; è l’amore per un padre perfetto che però riempie di botte la mamma; è la devozione assoluta di una sorella che ha cresciuto suo fratello minore come un figlio e così lo considera, “suo”; è il rapporto morboso che lega un fratello e una sorella. Vito ama Carla e Carla ama Vito da sempre, da quando erano bambini: come si cancella questo amore che si è ammalato? Bastano le botte, la gelosia ossessiva? No, non bastano, perché più forte delle botte, più forte della paura e della violenza è quell’amore, e in nome di un sentimento che non si può sciogliere né negare (Carla sa di amare Vito allo stesso modo, solo che lei è più fragile e fisicamente molto più debole) tutto si fa come in secondo piano, per anni, per più di vent’anni. Eppure qualcosa succede. È sopravvivenza? È amore per i figli? È lì che si trova la forza? Tutte le risposte sono rinchiuse come in uno scrigno nel cuore di Carla, cuore di madre, cuore di donna. E chissà se ce le svela alla fine del romanzo, fino all’ultimo capitolo, fino all’ultima riga e all’ultima parola. Chissà. Perché il delitto si è risolto molto prima ma ci sono ancora tante cose da capire. Su tutto, a fare da contrappunto alle situazioni e ai sentimenti, il caldo asfissiante che fa sporco, fa torbido, fa paura; e i gabbiani, crudeli e spietati, violenti per sopravvivenza. Ma anche il tempo cambia, piano piano, fino alla fine. Lo stile di questo romanzo – diverso da quello dei precedenti – è serrato, a tratti sincopato; il linguaggio spesso si fa flusso di pensieri, di emozioni, parole dette e pensate si mescolano con urgenza. Anomalo anche il linguaggio, quindi, come anomalo è il romanzo stesso, definito un noir ma che è qualcosa di assai di più. Tradotto già in più di dieci paesi (su tutte le parole entusiaste dell’editore tedesco), i diritti di Una storia nera sono stati acquistati dalla Lucky Red per un adattamento cinematografico. Ha detto a questo proposito la Lattanzi: “Durante la scrittura ho sempre cercato di immaginarlo e viverlo come un film, e adesso questa fantasia sta per diventare realtà. […] È una delle sfide più belle e soddisfazioni più grandi che un romanzo possa desiderare”. È uno di quei libri che il lettore si ritrova a sottolineare, ad evidenziare parole che sente sue o che colpiscono. Leggete Una storia nera e certamente troverete le vostre. Perché anche voi, qualche volta, vi sarete chiesti “Che succede agli amori danneggiati?”. In una bella intervista Antonella Lattanzi ci ha dato la sua risposta.



 

 

 

 
 
 
 

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