Una traccia nel buio

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Reykjavík, oggi. Due poliziotti fanno forzare ad un fabbro la porta dell’appartamento di un uomo molto anziano che vive solo e che i vicini non vedono né sentono da diversi giorni. La casa è silenziosa e ordinata, nessun segno di furti o colluttazioni, ma c’è una puzza terribile. L’uomo è in camera sua, sdraiato sul letto in camicia e pantaloni, morto. Deve aver avuto un malore durante il sonnellino pomeridiano. Il cadavere viene portato all’obitorio per l’autopsia, sembra un caso senza misteri né problemi ma non è così: il medico legale trova le vie respiratorie del morto tappezzate di fibre di stoffa e i capillari degli occhi tutti scoppiati. Il vecchio Stefán Þórðarson è stato soffocato con un cuscino, non c’è dubbio. È un omicidio. L’investigatrice incaricata dell’indagine, l’obesa, maleducata e solitaria Marta, soprannominata ironicamente “l’Elegantona” alla centrale di polizia, capisce subito di non essere in grado di cavare un ragno dal buco e si rivolge al suo ex collega Konráð, in pensione da qualche mese. Nella casa dell’ucciso vengono ritrovati vecchi ritagli di giornale su un omicidio avvenuto nel 1944, una ragazza strangolata dietro il Teatro Nazionale. Perché Stefán Þórðarson era ossessionato da quel fatto di cronaca nera? Konráð per ora non lo sa, ma sa che anche lui ricorda bene quell’omicidio, perché in un certo senso è legato alla storia della sua famiglia… Reykjavík, 1944. Ingiborg è una ragazza ingenua e romantica di buona famiglia, nessuno si sarebbe immaginato che potesse cadere vittima di quella che in città tutti chiamano “la Situazione”. La capitale islandese, che è pur sempre una piccola città secondo i canoni europei, è invasa da decine di migliaia di soldati britannici e americani, che stanno facendo strage di cuori presso le donne del luogo, suscitando un vero e proprio allarme sociale: è stata persino istituita una commissione governativa per vigilare su questa “promiscuità”. E invece anche Ingiborg, figlia di un Ministro, si è innamorata di un soldato americano, spaccone, elegante e bravo a ballare. Le ha detto di chiamarsi Frank, di venire dall’Illinois, le ha promesso di sposarla dopo la guerra e di portarla negli Stati Uniti. Nel frattempo però, in attesa che la guerra finisca, la porta nel retro del Teatro Nazionale – un posto tranquillo frequentato da tante coppiette – a fare l’amore. Un pomeriggio, mentre Frank è impegnato a perlustrarle l’interno della camicetta di seta che la ragazza si è appena comprata, Ingiborg nota uno scatolone di cartone da cui spuntano due gambe magrissime e pallide: è il cadavere di una ragazza. Lei vorrebbe chiamare la polizia, lui glielo impedisce, meglio evitare rogne. I due scappano ma vengono notati da una passante che riconosce Ingiborg. Quella sera stessa a casa del Ministro si presentano due poliziotti: Flóvent per conto della polizia islandese e il canadese di origini islandesi Stefán Þórðarson per conto dell’esercito americano…

Dopo tanti romanzi dedicati alla saga del poliziotto Erlendur Sveinsson e dei suoi colleghi (declinata con originalità in alcuni spin-off e un prequel), Arnaldur Indriðason, ormai leader indiscusso della scena letteraria islandese, cambia protagonista. Konráð è un poliziotto di mezza età che non si rassegna alla pensione: viene da una famiglia molto umile (anzi, il padre era un piccolo malavitoso, un truffatore che viveva di espedienti), è sempre andato male a scuola, è voluto diventare un investigatore perché quando suo padre è stato ucciso a coltellate l’unica persona che ha avuto un po’ di umanità nei suoi confronti è stata proprio un investigatore. È un poliziotto preciso ma grigio, empatico ma non certo brillante, serio e malinconico. Indriðason insomma non scrive un nuovo romanzo con protagonista Erlendur Sveinsson ma qualcosa che ci assomiglia molto: stessi ritmi, stesso incedere lento ma fascinoso, stesso approccio realistico e modesto alla risoluzione del plot giallo. La marcia in più al romanzo la regala l’indagine ambientata nel 1944, che ovviamente si giova dell’atmosfera insolita, regalandoci la visione – credo del tutto inedita per il lettore italiano – di una Islanda piccola e arretrata, un’isola di ghiaccio, elfi malevoli e ragazze ingenue occupata da forze militari che sembrano giungere da un altro pianeta tanto la guerra che stanno combattendo pare lontana, incomprensibile, inumana.



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