Una variazione di Kafka

Una variazione di Kafka

La parola tedesca “straßenlampen” in italiano significa lampione eppure ne La metamorfosi dello scrittore praghese Franz Kafka è stata tradotta con la parola tram. Inizialmente si è pensato potesse trattarsi di un errore presente nella prima traduzione (“la prima importante traduzione straniera venne nel 1925”, in spagnolo e anonima, ed è stata da sempre attribuita a Jorge Louis Borges. Ma è veramente farina del suo sacco? oppure si tratterebbe dell’opera della traduttrice Margarita Nelken?) che avrebbe fatto da apripista alle altre (o almeno così farebbe pensare il fatto che le traduzioni successive richiamino lo stesso errore come se i traduttori si fossero affidati alla traduzione anonima del 1925 piuttosto che al testo originale di Kafka). In un secondo momento, però, si è visto che in realtà la prima traduzione attingerebbe dalla seconda edizione de La metamorfosi, un’edizione nella quale, in effetti, il termine usato sarebbe “straßenbahn”, ovvero tram. La parola “straßenlampen” (lampione) sarebbe stata dunque utilizzata da Kafka solo nella prima edizione. Viene allora da chiedersi se questo cambio di rotta sia stato un errore o addirittura una scelta di chi ha revisionato il testo per la seconda pubblicazione (ma se così fosse, Kafka, che rileggeva meticolosamente ogni sua opera prima che andasse in stampa, non si sarebbe accorto della modifica? e poi perché un redattore si sarebbe preso la briga di fare questo intervento?), o se invece si tratti di “una variazione” consapevole e ponderata voluta da Kafka stesso…

Partendo dal particolarissimo punto di domanda “Come si fa a prendere un tram per un lampione?”, Adriano Sofri analizza un brano de La metamorfosi kafkiana (quello all’inizio della seconda parte, quello in cui si descrive la luce della “tranvia elettrica” che si riflette sul soffitto della stanza in cui si trova Gregorio, il protagonista: “I riflessi lividi della tranvia elettrica chiazzavano qua e là il soffitto e le parti superiori dei mobili, ma in basso, dov’era Gregorio, faceva buio”) e ci regala un bouquet di informazioni che profumano di cultura, studio e “appassionamento”. Con il suo dire chiaro, semplice ma minuzioso, avallato da una solida documentazione, Sofri modella steli gemmati di notizie che raccontano essenza e particolarità di una delle opere più conosciute della produzione letteraria di Kafka (La metamorfosi, appunto), che rendono nota la vita personale e professionale di Margarita Nelken (colei che per prima avrebbe tradotto La metamorfosi), che tracciano dettagli sulla personalità e sull’attività di Borges (colui che è “universalmente famoso anche per essere stato il primo traduttore in lingua spagnola di Kafka”), che svelano aneddoti su alcuni dei più importanti studiosi dello scrittore praghese. Attento, entusiasta ed entusiasmante, Sofri conduce in un mondo letterario che sa quasi di mistero e dona i tasselli per formulare ipotesi, sciogliere dubbi e scovare certezze. E a foggiarsi è un puzzle ossigenato da virtù e conoscenza.



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