Una virtù vacillante

Una virtù vacillante
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In una Tokio dai contorni ovattati vive Setsuko, giovane moglie di un ricco uomo d’affari scelto per lei dai suoi genitori e madre del piccolo Kikuo, per il quale nutre un amore capriccioso e incostante. L’eleganza che la contraddistingue rivela la sua fiera appartenenza al ceto alto-borghese, con le cui rigide concezioni morali la donna si identifica, informando la sua esistenza al fedele rispetto di consuetudini che sacrificano l’essere sull’altare dell’apparenza, ma popolano il mondo dell’immaginazione di fantasie inconfessabili. Setsuko è dotata di un’innata sensualità che non conosce le strategie seduttive; docile e voluttuosa, all’inizio della vita matrimoniale ha appreso le lezioni di ars amatoria impartite dal marito, ormai quasi disinteressato a lei e dai sensi intorpiditi, benché ancora giovane. La monotonia di una vita di coppia fredda e per nulla coinvolgente spinge Setsuko prima solo a immaginare e poi a vivere intensamente una relazione clandestina con Tsuchiya, un uomo tanto amabile quanto algido. E quando la liaison sta per fagocitare la donna negli abissi dell’erotismo e dell’amore adulterino, Setsuko scopre di essere in attesa di un figlio…

Pubblicato a puntate nel 1957, il romanzo Bitoku no yoromeki, edito in Italia con il titolo Una virtù vacillante, ebbe tanto successo da ispirare una trasposizione cinematografica. Mishima è un autore poliedrico, romanziere e autore di testi teatrali, si distingue per una penna particolarmente dotata nel trasferire in parole il pensiero analitico, capace di affrontare con immutata profondità spaccati psico-sociali assai diversi. Setsuko vive in un mondo senza echi da cui non giunge risposta alle sue urla di inquietudine: la donna è l’icona della femminilità frustrata dall’incomunicabilità tra i due sessi o, più in generale, tra universi umani paralleli, governati da leggi fisiche differenti. Il conflitto che si anima in lei tra l’istinto - che la spinge ad essere, a sentirsi viva - e l’etica che le impone un dovere essere così distante dalla sua indole originale, si ricompone nell’elaborazione di un’etica tutta sua, affinché la virtù vacilli ma non crolli. Sulla tela del personaggio, Mishima tesse un ricamo magistrale: i fili sottili della femminilità di Setsuko sono lavorati con gli aghi minuti dell’analisi, che abilmente scava dentro il personaggio, restituendo tratti universali, familiari ad ogni donna. La scrittura di Yukio Mishima è elegante, densa tanto da essere rivelatrice. Leggere Mishima è come risalire dal profondo del mare, per vedere il fondo attraverso la luce che trapassa il pelo dell’acqua.



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