Una visita degli spiriti

Una visita degli spiriti
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James Malachai Greene è il giovane preside nero del liceo di Tims Creek, una piccola cittadina del sud rurale degli Stati Uniti. E' anche un pastore protestante, laureato in Teologia, ed è vedovo da poco. Il fratello e la sorella, praticante avvocato a Washington uno e studentessa di Architettura a Berkeley l'altra, non sanno capacitarsi del fatto che James si ostini a rimanere in quel posto sperduto, anche dopo la morte prematura della moglie Anne, una pasionaria mulatta newyorchese scesa nelle 'terre del Ku Klux Klan' armata solo del suo spirito missionario e del suo amore per il marito. Ma James non se ne va, è troppo legato alla sua terra, alla sua famiglia, alle sue radici, alla sua cultura. Per nulla al mondo rinuncerebbe alle passeggiate in macchina con la zia Ruth, 92 anni, e lo zio Ezekiel detto Zeke, 84 anni, che tra un battibecco e un borbottio amano raccontare la storia della famiglia, le sofferenze, la povertà. A zio Zeke in particolare piace ricordare la moglie Retha, gambe storte e culo basso ma gran lavoratrice, e col cuore grande. Non che le sia stato granché fedele, non lo nega: ha persino fatto figli qua e là con altre belle ragazze nere, ma a suo modo l'ha amata teneramente. Quando quell'ubriacone di suo figlio Sammy aveva portato il piccolo nipote Horace a vivere con loro, Retha era stata felice come Zeke non l'aveva mai vista. Ma poi sia Sammy sia lei erano morti, e Horace era diventato un sedicenne ombroso e cupo, difficile da capire. Ora per giunta Horace sta attraversando una crisi esistenziale terribile: sogna di diventare un uccello per sfuggire alla sua infelicità, e per questo – seguendo un rituale trovato su certi libri della biblioteca del liceo – evoca demoni che inducono il sedicenne a girare nudo per la campagna di notte con un fucile in mano, a introdursi di nascosto in una chiesa e qui avere visioni terrificanti, a ripercorrere ossessivamente la sua infanzia per rivivere le tappe che lo hanno portato alla scoperta delle pulsioni omosessuali che ora lo tormentano...
Nell'America degli anni '80 che ha appena scoperto lo yuppismo e ama fare finta di non aver mai conosciuto la povertà, c'è posto per il realismo magico? Sì, secondo Randall Kenan, una delle figure di spicco della new wave afroamericana. Questo Una visita degli spiriti è il suo romanzo d'esordio – risalente ormai a una ventina d'anni fa – ma rappresenta senza dubbio l'acerbo manifesto della sua poetica. La memoria familiare e razziale col suo sapore struggente, le soluzioni narrative quasi da horror, l'uso sapiente, direi sciamanico, dei simboli. Perché la possessione (o meglio la seduzione) demoniaca subita da Horace è metafora della carnalità, della colpa, della messa in crisi di tutti i modelli culturali (quello arcaico-rurale, quello della 'negritudine' machista, quello religioso, quello da 'buon americano' di provincia), perché i flashback di zio Zeke sono l'occasione per porre con garbo ma anche con vibrante commozione i temi del razzismo e della segregazione sociale, oltre che quelli dei rapporti tra uomo e donna, tra uomo e uomo. Libro finissimo e sorprendente, Una visita degli spiriti non può mancare nella biblioteca di chi è affascinato dalla cultura nera e dalle storie dell'America più profonda.

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