Una voce di notte

Una voce di notte

È di cattivo umore Montalbano, specialmente dopo essere stato minacciato da un polipo, salvato in extremis dalla cameriera Adelina e dopo aver realizzato grazie alla telefonata della storica fidanzata Livia che quel giorno compie cinquantotto anni. La prepotenza di un ragazzotto che lo apostrofa dandogli del vecchio durante un sorpasso è la goccia che fa traboccare il vaso e lo spinge ad un abuso che non gli appartiene, ma lo aiuta a sfogare il nervoso e portare in cella lo sbruffone. Ma il vero pacco regalo Montalbano lo trova in commissariato, e contiene il furto in un supermercato - che di per sé non sarebbe un gran problema se il negozio non fosse riconducibile alla famiglia mafiosa dei Cuffaro - e la solita risma di documenti da firmare. Ma la giornata è appena cominciata. Il giovane arrogante, che si scoprirà essere il figlio di un politico di peso, dopo essere stato rilasciato si presenterà a denunciare l’omicidio della fidanzata, il direttore del supermercato verrà trovato impiccato e il medico legale sostiene che non è suicidio ma non lo scriverà nel referto perché le prove “non reggerebbero” in tribunale. Per finire una sospetta e alquanto insolita benevolenza del questore. Un puzzle da perderci la testa, e il polipo che si vendica non facendosi digerire completa il quadro…

Chi è abituato a leggere le avventure di Montalbano troverà una sfasatura nella continuity che - come Camilleri ci spiega in una nota - è dovuta a scelte editoriali, poiché questo romanzo è rimasto giacente in un cassetto per un po’; fatta questa necessaria precisazione, va detto che il personaggio è sempre godibile, un investigatore pulito che non nasconde indizi, ci mette a parte di ogni ragionamento e questo per un lettore di gialli è un elemento fondamentale. Non ci sono trucchi né colpi di scena, si segue l’indagine con tutto il commissariato. Camilleri non ha mai nascosto la sua appartenenza politica e fin dalla prima apparizione (nel 1994 con La forma dell’acqua) del commissario Montalbano, non ha mai mancato di sottolineare e far sentire la presenza della mafia e delle sue interazioni con la politica non solo regionale, mettendolo sempre in contrapposizione con un potere politico che non gli piace, facendolo andare spesso controcorrente e incorrere altrettanto spesso nelle ire e negli ostacoli che la magistratura (a partire dai PM) e dagli alti vertici della polizia gli mettono davanti. Grazie a Dio, mi vien da dire, a stemperare l’amarezza che inevitabilmente ci coglie per il realismo di questa situazione ci sono personaggi come Catarella con i suoi strafalcioni (si vocifera dell’esistenza di un dizionario Catarellese/italiano) e gli strampalati discorsi che Montalbano fa con se stesso, regalandoci più di qualche sorriso.



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