Un'altra estate

Un'altra estate
E' estate piena. Siamo ai primi di agosto. Alfio dal finestrino del treno vede i palazzoni grigi della periferia di Milano finalmente volgergli le spalle. Viaggia in direzione sud, lungo l'Adriatico, destinazione Cermenatico, meta funambolica di orde di vacanzieri festosamente imbizzarriti e pronti a tutto pur di divertirsi. Sulle spalle l'immancabile zainetto, al fianco un'improbabile valigiona, un rudere monolitico zeppo all'inverosimile - sopratutto libri – consigliato dal padre per l'inossidabile robustezza, e davanti oltre alla spensieratezza dei suoi diciotto/vent'anni, un'intera mesata di vacanza ludica e rigenerante. Dopo varie accaldate peripezie, Alfio e il suo bagaglio giungono nonostante tutto finalmente a destinazione. L'Hotel Miranda dopo l'infernale e disidratante viaggio di andata, a dispetto delle tre stelle, gli si presenta dinnanzi stile miraggio nel Sahara. La stanza, una mansardina con pericolosissimo tetto spiovente in corrispondenza di tazza e bidè ed entusiasmante vista asfalto, ha tuttavia in dotazione quanto di più vitale e desiderabile per Alfio in quel momento: una doccia e un letto. Ma soprattutto il Miranda è dotato di un cortile con tanto di dondolo. E' qui infatti che Alfio la prima sera, all'incirca verso il tramonto, durante una pigra e sonnolenta siesta, ha la visione. Una valigia enorme spinta non senza affanno dalla mano esile di una magnifica creatura si staglia infatti al di là del suo onirico orizzonte visivo, segnando irrimediabilmente la sua estate. E' Estelle, una ventenne ragazza di Varese, già ospite del Miranda l'anno precedente, apprenderà durante la cena Alfio, per bocca di suo cugino. A tavola il cameriere sta servendo il tiramisù, la bocca del cugino continua a produrre suoni senza senso, nel salone del Miranda i villeggianti proseguono incuranti la loro cena, ma nella testa di Alfio rimbalza solo quel carezzevole, indimenticabile nome francese. Estelle. La sua vacanza può ora cominciare...
Beppe Marchetti, libraio torinese che con Las Vegas edizioni è al suo esordio narrativo, dipinge una storia con delicate tinte pastello. La vicenda ricalca il più classico dei cliché narrativi. La cotta estiva di un'adolescente alla scoperta del mondo e di se stesso. Eppure Marchetti, che adolescente non lo è più da un pezzo, usa la penna con buona padronanza stilistica, evitando i trabocchetti più abusati e sfruttati, farcendo anzi la narrazione con pacata ironia e uno stile delicato e personale, molto gradevole alla lettura. Ci si affeziona presto insomma al testardo e innamorato Alfio, finendo irrimediabilmente per fare il tifo per lui. “Una storia frizzante, quanto una birra appena stappata”, recita la IV di copertina del romanzo. E' proprio così. Un libro da sorseggiare al tramonto, davanti al mare, con immancabile sigaretta tra le labbra e il vento della giovinezza ad accarezzare i ricordi della nostra estate che fu.

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