Unico indizio: la luna piena

Unico indizio: la luna piena
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A Tarker’s Mills infuria una tormenta di neve, ma non è una novità in questo periodo dell’anno. Il segnalatore ferroviario Arnie Westrum è stato costretto a fermarsi e a rifugiarsi nella baracca degli attrezzi. Inganna il tempo giocando con poca convinzione a carte. Il vento infuria prepotente fuori dalla porta e ha il sinistro suono di un ululato. Vento o ululato? Ad Arnie non importa, finché un rumore sordo lo distrae dalle carte e dal maltempo. Il rumore si ripete ancora. Una, due, tre volte. Alla fine la porta cede e tra le schegge di legno appare una figura inquietante e spaventosa: un lupo gigantesco contro il quale Arnie può soltanto vibrare il piccone, prima di essere massacrato e fatto a pezzi. È una notte di luna piena, e la bestia non ha intenzione di fermarsi qui…

Curioso esperimento di calendario romanzato/illustrato e pubblicato sotto forma di libro, Unico indizio: la luna piena è una delle opere meno note di Stephen King, sia per la sua difficile reperibilità (l’ultima edizione italiana è di più di un ventennio fa), sia per un intreccio non certo memorabile. Cercando di rivitalizzare una delle figure chiave dell’immaginario horror, vale a dire il lupo mannaro, King spera di ripercorrere l’opera di restyling attuata con il vampiro ne Le notti di Salem ma qui non c’è neanche l’ombra delle atmosfere e delle suggestioni che hanno reso l’autore del Maine il principale esponente del romanzo gotico contemporaneo. Incastrato  in una meccanicità e in una banalità più simile a quella di un film slasher che a un romanzo di suspense, Unico indizio: la luna piena  si trascina sciattamente e con pochi sussulti verso un finale degno di un qualsiasi horror di serie B.  Dal Re del Brivido è d’obbligo attendersi molto di più.



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