Universo

La Nave è talmente immensa che una larga parte è inesplorata. I villaggi e le serre coltivate si trovano negli strati più profondi: man mano che si sale si trovano zone buie e abbandonate, meno forza di gravità e mutanti feroci. Il giovane Hugh Hoyland e i suoi amici amano spingersi lontano da casa, attraversare i livelli superiori rischiando ogni volta di più. L’ultima volta un mutante ha quasi ucciso Hugh lanciandogli alla testa un oggetto metallico, così suo zio Edard lo rimprovera bonariamente chiedendogli di farla finita con queste bravate. Piuttosto lo accompagni dal Testimone, vuole chiedergli di dirimere una questione riguardante dei maiali contesi. Il Testimone è una figura importante, al villaggio. Sa a memoria il Regolamento e i Versi del Principio, migliaia e migliaia di parole che raccontano come Jordan creò la Nave e poi l’Uomo per popolarla: l’Equipaggio, gli Scienziati, il Capitano sopra a tutti. Ma in quel disegno perfetto si insediò un’ombra, un cancro: Huff, il traditore, che fece scoppiare una ribellione che causò addirittura la morte del Capitano. Ma Huff e i suoi furono poi sconfitti e bruciati nel Convertitore, dove oggi vengono gettati i morti, i mutanti e chi viola il Regolamento. E pian piano la pace tornò nella Nave. Hugh è un po’ affascinato e un po’ annoiato dai Sacri Versi, gli pare che non riescano a spiegare tutto quello che vede intorno a lui, la struttura della Nave per esempio. Ma è un ragazzo diverso dai suoi amici, sa persino leggere e per questo suo zio vuole affidarlo al Tenente Nelson, che farà di lui uno Scienziato…

Una immensa astronave, la “Vanguard”, parte nel 2119 dalla Terra per raggiungere un pianeta orbitante attorno alla stella Proxima Centauri. È attrezzata per ospitare generazioni successive di viaggiatori, che quindi durante il lunghissimo viaggio vivranno e moriranno in attesa di raggiungere la remota destinazione. Dopo poco più di cinquant’anni un ammutinamento fa precipitare la nave nel caos: la rivolta viene sedata dopo un sanguinoso scontro che causa gravi danni ai sistemi e molti morti. La “Vanguard” continua il suo viaggio, ma la tecnologia a bordo è ormai quasi assente, si va avanti senza comunicazioni con l’esterno e senza più governare la nave. Mano a mano che i decenni passano, la natura del viaggio e dell’astronave stessa cadono nell’oblio e anche l’ammutinamento diventa una sorta di leggenda in una cultura che è ormai quasi completamente orale. Il popolo della “Vanguard” si convince che la nave è un universo e non un veicolo artificiale, che quel “viaggio” di cui parlano le leggende è una metafora religiosa, non uno spostamento concreto nello spazio e nel tempo. In questa situazione sociale – assimilabile al nostro Medioevo – si muove un ragazzo brillante, che grazie ad alcune circostanze intuisce la verità. Ecco lo spunto molto gustoso da cui parte Robert A. Heinlein in questi due romanzi brevi pubblicati su “Astounding Stories” a maggio e ottobre 1941 (in Italia nel 1954, in sei puntate in appendice ai volumi dal 41 al 46 di “Urania”) e solo più di due decenni dopo uniti in un volume unico, tradotto in italiano nel 1965 – con il titolo Universo che è giunto fino a noi –, sempre su “Urania”. Del romanzo esiste anche una edizione Sellerio del 1995 con il titolo – l’unico fedele all’orginale – di Orfani del cielo. Heinlein aggiunge un suo tema classico (la religione e l’oscurantismo) ad una robusta impalcatura Space Opera: ne vien fuori un libro avvincente, che non invecchia, adatto a lettori di diversa età. Forse un po’ debole il finale, ma siamo comunque di fronte a un classico della Science Fiction.



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