Uno scià alla corte d’Europa

Uno scià alla corte d’Europa

Si chiama Seyed Jamal, e il suo desiderio è provare a mettere per iscritto le vicissitudini leggendarie, delle vere e proprie fiabe, di un re persiano – uno scià, insomma – che un giorno lascia tutto per fare un viaggio in Europa. Il problema, se si può definire tale, però, è che da quando ha cominciato non riesce più a distinguere il vero dal falso. Si accorge infatti che spesso si ritrova a inventare cose, e quel che è ancor più paradossale è che con suo grande stupore si rivelano più credibili della realtà. È, ritiene, per via della sua fuga: chi non può più tornare a casa finisce per vivere in uno stato di immaginazione. Stendhal, lo scrittore francese dell’Ottocento che nelle sue opere fondeva influenze romantiche e realiste, dichiarò in un’intervista: «Non posso restituire la realtà dei fatti, posso solo mostrarne l’ombra». E anche Seyed, più o meno sulla stessa falsariga, rammenta quando da piccolo si nascondeva sotto il chador da preghiera di sua madre e seduto in mezzo agli altri bambini raccontava loro storie inventate. Nella maggior parte di quelle storie il protagonista è uno scià che va dappertutto e fa tutto quello che vuole. Con questo libro fa la stessa cosa: si nasconde sotto il velo della mamma e parte per un lungo viaggio. È laureato in lingue orientali all’Università di Leida e insegna in quella di Amsterdam al dipartimento di Lingue e Civiltà Orientali. Grazie ai suoi studi si è aperto una porta su quel mondo orientale da cui proviene. Legge i classici, li traduce in olandese, ogni tanto, quando da quelle parti succede qualcosa, vado in tv a parlare di Iran, Iraq o Siria. Soprattutto adesso che i profughi si stanno riversando in massa in Europa, lo invitano spesso a dare spiegazioni. Gira molto in bicicletta e gli capita di andare a bere qualcosa con i colleghi, ma a volte si vede come un vecchio monaco, chiuso nella sua cella per placare con lo studio degli antichi testi la sua fame di racconti...

Per capire il presente non si può prescindere dal passato, e ogni opera dell’ingegno umano è figlia del suo creatore, ne porta segni, tracce, eredità: in questa il narratore e divulgatore, Seyed Jamal, appare come un manifesto alter ego del suo artefice, Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, perseguitato prima proprio dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico in Olanda dal 1988. Il libro è un avvincente, corale, profondo, simbolico e raffinato romanzo di fantasia ambientato per lo più nell’Europa di fine diciannovesimo secolo (ma che parla con chiarezza al nostro presente globalizzato e dominato dalla paura del diverso), caratterizzato in modo prezioso in ogni dettaglio e che però, nonostante prenda le mosse dalla fittizia ricerca di un orientalista che vive ai giorni nostri, ha tratti estremamente verosimili, tanto che talvolta è davvero difficile – e forse inutile, perché è piacevole lasciarsi trascinare dal fluire della storia – discernere l’invenzione dal dato concreto. È un viaggio à la Mille e una notte, storico, fisico e insieme spirituale quello che viene minuziosamente ricostruito e descritto con prosa ampia, immaginifica ed elegante, armoniosamente amalgamata benché si tratti di un susseguirsi di episodi, debolezze, riflessioni: lo scià di Persia, personaggio umanissimo, e che nel corso della storia si evolve molto, decide di intraprendere un lungo viaggio nel Vecchio Continente per scoprire le innovazioni esistenti in quei luoghi nei vari campi del sapere e conoscere altri sovrani e notabili, e si muove stato per stato con una lunghissima carovana composta anche da mogli, principi e servitù.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER