Uomini di paglia

Uomini di paglia
Dopo che i suoi due anziani genitori sono morti in un incidente stradale, Ward Hopkins torna nella piccola cittadina di Dyersburg, nel Montana. Dopo il funerale, nella casa di suo padre e sua madre, Ward trova un bigliettino ed una VHS che gli fanno capire che dietro alla loro scomparsa e alla sua infanzia si nascondono oscuri segreti, che piano piano vengono alla luce. Nel frattempo, un feroce serial killer rapisce una adolescente di nome Sarah, e sulle sue tracce torna John Zandt, un poliziotto che già anni prima si era occupato del killer, quando quest’ultimo gli aveva rapito la figlia. Quale misterioso legame unisce le due vicende?
Era dai lontani giorni della scoperta di James Ellroy, Thomas Harris, Bret Easton Ellis e Caleb Carr che non trovavo sulla mia strada un thriller così emozionante, originale, intelligente, macabro. E non posso che benedirlo come un temporale dopo una lunga siccità: nuvole nere, immense, basse... Un vento minaccioso e improvviso, e poi la violenta frustata delle gocce, a soddisfare con ferocia la terra assetata e dura. Marshall riesce a mixare fugaci cartoline di badlands della provincia americana (fucili a pompa, bar sulla Statale, pick-up rossi, campi di granturco) con il gusto per la citazione gotica, la tremenda simmetria delle teorie del complotto più impervie, la bellissima, squallida follia dei manifesti ideologici delle posse antifederali con una (fanta)genetica sociale dal sapore cyberpunk anzichenò (cosa avremmo potuto attenderci del resto dall’acclamato autore di Ricambi?) e con un’estetica da filmino in super8, uno nel quale appena fuori campo i sorrisi e le manine che fanno ciao si trasformano in un incubo minaccioso, cattivo, che fa male. Chi se ne frega se il finale non è proprio all’altezza delle premesse, le premesse erano da 10 in pagella, il finale da 6, la media è comunque da applausi, signori. Il core della vicenda sta in una teoria talmente folle che fa innamorare: il passaggio dell’Homo Sapiens, migliaia di anni fa, dallo status di cacciatore-raccoglitore nomade a quello di agricoltore stanziale, che comportò la nascita delle società, della proprietà, delle religioni, della moralità, sarebbe dovuto ad un virus, ad una epidemia, ad un parassita che ha fiaccato e castrato gli impulsi umani. Unico antidoto, sterminare uno ad uno i ‘contaminati’ e tornare indietro nel sentiero della storia. Affascinati? Catturati? Sedotti? Vi avevo avvertito.

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