Uomini nudi

Uomini nudi
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Una coppia che scoppia senza rumore, come si usa nell’alta borghesia, fra gente “bene”. Dopo quindici anni di matrimonio con Irene, David si è innamorato di una donna più giovane e con lei vuole passare il resto della sua vita. Forse lui e Irene non si sono mai davvero amati, figli non ne hanno avuti e l’unica cosa che ormai li lega ‒ almeno secondo lui ‒ è il lavoro. Lei titolare dell’azienda ereditata dal padre, lui a capo dell’ufficio legale dell’azienda in quanto marito. Irene non fa scenate, l’educazione ricevuta non glielo consente. Cresciuta sola con il padre che dopo la morte della moglie, quando la bambina era ancora piccola, ha diviso la sua vita fra azienda e figlia, facendo crescere questa nella convinzione che tutto fosse finalizzato alla crescita e prosperità dell’altra. Anche Javier ha perso qualcosa, il suo posto di insegnante part-time in una scuola di suore, per un po’ l’avere del tempo libero lo fa quasi star bene ‒ aggiornamento profili social dedicati, i suoi libri ‒ e tutto sommato con lo stipendio della sua compagna Sandra riescono tirare avanti tranquilli. Poi le non risposte ai curriculum inviati, le pressioni perché si prepari a dei concorsi – che comunque non ci sono ‒ lo mettono davanti alla realtà. Trovare un lavoro dopo i trenta è un’impresa epica. Si direbbe che le vite di Irene e Javier siano così distanti da non incontrarsi mai. Il destino però ha degli strani disegni, e nel momento in cui a Javier si presenta un’occasione di lavoro, Irene decide che è ora di riprendersi dal suo sia pur controllato shock…

Chi di Alicia Giménez Bartlett è abituato a leggere i gialli che vedono all’opera Petra Delicado potrebbe trovarsi spiazzato nell’affrontare questi intensi ritratti. Uomini nudi è il titolo evocativo di una nudità che prescinde e trascende dagli abiti, che non sono solo quelli che si indossano sul corpo ma anche quelli mentali, che volenti o nolenti ci portiamo addosso a volte senza nemmeno rendercene conto. A seconda del momento o dell’interlocutore vestiamo i panni della brava moglie, del bravo figlio o nipote, dell’impiegato modello: ma qualcuno può davvero mettere la mano sul fuoco anche per se stesso? Irene e Javier scoprono dei loro stessi di cui non immaginavano l’esistenza e questi sconosciuti pezzi del mosaico che li compone entrano prepotentemente in conflitto con il loro io conscio. Forse leggermente più lenta e inevitabilmente ripetitiva la scrittura, sempre se si fa il confronto con i gialli, ma altrettanto avvincente nella connotazione indagatoria che l’autrice riesce a dare a questa minuziosa autoanalisi che Javier e Irene conducono giocando sul contrappeso degli altri due personaggi, che forse a ben guardare altro non sono che degli alter ego. Quattro persone che si muovono al di fuori del loro mondo abituale, in un luogo senza spazio e senza tempo che possiamo immaginare come la Barcellona di oggi.



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