Uragano rosso

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1988. Un commando di tre terroristi islamici originari dell’Azerbaigian fa irruzione armi in pugno nella centrale di controllo della raffineria di Nizhnevartovsk, uno dei complessi petroliferi più grandi del mondo, e stermina il personale dell’impianto. Declamando una sura del Corano, il capo del commando fa fuoriuscire benzina, petrolio e metano a tonnellate finché una scintilla non fa scoppiare un gigantesco incendio. Truppe del KGB intervengono e riescono a uccidere tutti i terroristi, ma nel frattempo la raffineria di Nizhnevartovsk esplode in un inferno di fuoco. Poche ore dopo, un satellite strategico degli Stati Uniti rivela l’estensione del disastro: l’impianto è completamente distrutto, continuerà a bruciare per giorni e giorni. Il giorno successivo Mikhail Eduardovich Sergetov, responsabile per il Politburo della produzione e distribuzione energetica, riferisce al Cremlino sugli eventi in una drammatica riunione. Nizhnevartovsk è un cumulo di macerie infuocate, per ricostruire la raffineria ci vorranno minimo tre anni, quindici miliardi di rubli e una parte cospicua dell’acciaio disponibile in Unione Sovietica: e queste sono le buone notizie. Le cattive notizie sono che ci sono stati circa 500 morti e soprattutto che l’URSS avrà uno spaventoso buco nella produzione di petrolio e derivati per almeno 30 mesi. A peggiorare ulteriormente la situazione, un raccolto di grano andato male per il maltempo rende vitali le importazioni dagli Stati Uniti e altri Paesi imperialisti. Se si accorgessero della crisi profonda in cui l’attentato di Nizhnevartovsk ha gettato l’economia sovietica, i nemici imperialisti potrebbero facilmente ricattare l’URSS. L’unico modo per risollevare una potenza in ginocchio è procurarsi il petrolio necessario a far andare avanti l’URSS, con qualsiasi mezzo. E chi ha i giacimenti petroliferi più ricchi? I Paesi del Golfo Persico. Se però l’URSS occupasse quei territori, la NATO sicuramente reagirebbe con forza, scatenando una guerra. L’unico modo per evitarlo è che – al momento dell’attacco – la NATO non esista più o sia troppo debole per reagire. È giunta l’ora di dare il via alla operazione “Uragano Rosso”…

Scritto in tandem da Tom Clancy e Larry Bond (il cui nome però incredibilmente non appare in copertina, ma solo nella Nota dell’Autore), questo romanzo fantapolitico dell’agosto 1986 è un “reperto” interessante della Guerra Fredda perché racconta una guerra convenzionale tra URSS e altri Paesi europei, con un attacco sovietico alla Germania Ovest e l’occupazione dell’Islanda, il tutto seguendo una strategia basata sull’azzardo che la NATO non avrebbe fatto ricorso alle armi nucleari se l’Armata Rossa non l’avesse fatto per prima. Bond è l’autore del war game “Harpoon”, che nel 1982 rappresentò una fonte di grande ispirazione per lo stesso Clancy per il suo romanzo d’esordio, il leggendario Caccia a Ottobre Rosso. Per questo lo scrittore volle conoscerlo, e con lui cominciò a discutere di un nuovo gioco, “Convoy-84”, che simulava una battaglia navale nel Nord Atlantico. L’idea del war game diventò a poco a poco – di nuovo – lo spunto per un romanzo, stavolta da scrivere a quattro mani. Clancy e Bond immaginano una complessa operazione propagandistica da parte dei sovietici, che conquistano la benevolenza del pubblico internazionale e spiazzano i Paesi NATO offrendo un accordo di disarmo davvero generoso e al tempo stesso organizzano sotto copertura un sanguinoso attentato al Cremlino di cui incolpano un agente segreto della Repubblica Federale Tedesca, per avere il pretesto per un’invasione della Germania. Il tutto per preparare il terreno al vero obiettivo strategico dell’URSS, l’occupazione del Golfo Persico. Più di metà del romanzo è occupata da sequenze di battaglia, una rarità in letteratura. Altra curiosità: nel 1986, mentre le riferiva l’esito del summit di Reykjavík con Mikhail Gorbachev, il presidente USA Ronald Reagan regalò una copia di Uragano rosso al Primo Ministro britannico Margaret Thatcher spiegandole che l’avrebbe aiutata a comprendere meglio le strategie militari e politiche sovietiche.



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