Urla nel silenzio

Urla nel silenzio

Teresa Wyatt è una donna di mezza età che vive completamente sola, senza nemmeno un cane o un gatto. Stasera ha optato per un bel bagno rilassante prima di andare a letto: peccato però per quel presagio sinistro che accompagna ogni suo movimento. Teresa sa di essere spiata, sa per certo che quella sarà la sua ultima notte e che la vendetta si abbatterà su di lei senza scampo: eppure, quel giorno di tanti anni prima, non era da sola davanti a quella piccola buca scavata nel terreno. Non è pentita o in preda ai rimorsi per quello che ha fatto e il suo unico pensiero è sempre stato come potersi salvare la pelle. Un fragore di vetri che si infrangono. Dei passi lungo le scale. Un’ombra, fredda e scura, che si materializza davanti alla vasca. E la spinge giù, sempre più giù, sott’acqua: morire è quasi una liberazione. Manca poco a mezzanotte. Kim Stone è nel suo garage, impegnata a rimettere a nuovo la sua Triumph Tunderbird; in sottofondo le note argentee dell’Estate di Vivaldi. Lo squillo del telefono, a quell’ora tarda, può significare soltanto una cosa: è stato trovato un cadavere. Mentre il resto della sua squadra è impegnato al pub “The Dog” a festeggiare la conclusione di un caso, Kim si cambia in fretta, sostituendo un paio di sobri pantaloni neri di tela ai jeans sdruciti e macchiati di olio; una ravviata veloce ai suoi corti capelli neri e si parte, a bordo della sua vecchia Golf GTI che la fa sentire quasi a disagio: odia essere avvolta da tutto quel metallo, ma è troppo tardi per disturbare la quiete della notte in sella ad una rombante motocicletta. Il delitto è avvenuto a Stourbridge ‒ zona di confine tra la giurisdizione della Black Country, che si estende a nord e a ovest di Birmingham, e quella del West Mercia ‒ e l’assassino è scappato senza rubare niente, anche se in qualche modo è come se abbia voluto attirare l’attenzione su di sé dando fuoco ad alcuni abeti davanti casa di Teresa. La donna, preside del Saint Joseph, riservata e dedita al lavoro, sembra non avere nemici, ma ultimamente nutriva un morboso interesse per gli scavi archeologici iniziati nei pressi di Crestwood, un orfanotrofio ormai abbandonato di cui un tempo è stata direttrice…

Con Urla nel silenzio, l’esordiente Angela Marsons corona finalmente il suo sogno di diventare scrittrice a tempo pieno: così racconta nel suo blog ‒ raggiante e ancora incredula per un successo a lungo cercato ‒ in una lettera aperta a tutti i suoi fan. Il suo thriller, davvero avvincente e ben scritto, ambientato nel “paese nero” (la Black Country, regione ospitante la falda carbonifera più grossa della Gran Bretagna) ha scalato in meno di un anno le classifiche inglesi, vendendo qualcosa come un milione di copie solo in ebook, e facendo conquistare al suo personaggio, Kim Stone, un posticino di tutto rispetto nell’affollatissimo olimpo dei detective. E non perché la Stone sia un tipo particolarmente simpatico o glamour, intendiamoci: ombrosa, sgarbata, riservata nella vita privata ma terribilmente sfacciata sul lavoro, la donna è decisamente un essere impopolare, quasi antisociale. Ma la sua empatia coi più deboli è straordinaria, ed è il carburante con cui si muove appassionatamente, sprezzante delle regole e delle procedure, alla ricerca della verità. Questo primo caso riapre ferite mai del tutto rimarginate per Kim, motivandola oltre misura alla risoluzione: figlia di una psicopatica tutt’ora in vita presso un istituto, è stata a spasso per orfanotrofi per tutta la sua infanzia, finché non è stata adottata da una famiglia che molto lentamente, senza forzature, ha imparato ad amare. Nessuno meglio di lei sa che quel tipo di istituzione, creata per proteggere, cela talvolta abusi terribili consumati nell’indifferenza di chi spesso non ricorda neanche il nome dello sfortunato ospite e lo indica semplicemente con un numero, quello appeso sulla testiera del letto: è come se non ci possa essere mai pace, o giustizia, o semplicemente un po’ di serenità per chi è nato sotto una cattiva stella. Se la Marsons bisserà in Italia il successo clamoroso avuto in patria, sentiremo ancora parlare del detective Stone: la Bookouture, infatti, ha impegnato l’autrice per la stesura di ben otto “capitoli” della serie, di cui sono già stati sfornati, in lingua originale, il secondo e il terzo: Evil Games e Lost Girls, rispettivamente a marzo e novembre 2015.



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