Uscita di sicurezza

Uscita di sicurezza

Occhi bene aperti di un bambino in mezzo alle ombre di una contrada povera addossata alla montagna, agglomerato di nere casucce, di fronte alla valle e poi alla conca del Fucino. Un pover’uomo viene tirato a forza dai carabinieri perché ladro: immagine impressa nella vivida memoria del piccolo. Ecco il primo giorno accanto al padre, in cammino verso il campo da lavorare vicino alla conca: sveglia prima dell’alba, otto chilometri di cammino per essere nei campi prima che il sole si alzi, per la prima volta in mezzo ai contadini, uomini di grossa corporatura, i visi segnati dalla fatica, dall’attitudine e abitudine al sacrificio. Nel 1916, dopo il terremoto, il bambino è ora adolescente, al termine degli studi ginnasiali. Conosce uno strano prete che durante il terremoto lottava giorno e notte per trarre i bambini fuori dalle macerie: don Orione, accanto al giovane in un treno diretto in Liguria, in un viaggio che la memoria dell’adolescente rivedrà come uno dei più interessanti della sua vita. Ora studente, libri sotto braccio, torna tra i contadini, tra quelle forme gravi, tra quelle riunioni di poveri uomini, per osservare da vicino l’umano che più lo attrae: l’uomo e il prossimo, il luogo della fraternità. 1926, poi, le leggi eccezionali, il comunismo come speranza di una concreta vicinanza tra uomini. I viaggi a Mosca, le riunioni dell’Internazionale, la disillusione e poi la rottura con il Partito, la grande ferita: l’uomo che diventa ex, privo di carte e di appartenenza, in esilio e in continua riflessione sul tema della libertà…

È il 1965 quando Ignazio Silone pubblica Uscita di sicurezza, raccolta di saggi, ricordi e riflessioni lungo l'arco della sua vita, dall'infanzia in provincia agli anni dell’esilio e dei continui spostamenti in Europa, al ritorno a casa: le sue righe tornano con tenacia sul carattere di testimonianza della sua scrittura, che siano romanzi o saggi, “è solo una differenza di tecnica”. Testimonianza di un autore interessato principalmente, nel cuore del pensiero, all’uomo nell'ingranaggio del mondo attuale, “e naturalmente mi sento ovunque dalla parte dell’uomo e non del suo ingranaggio”. E ogni sentiero porta alle radici locali di quella contrada abruzzese nella quale ha aperto gli occhi sul mondo: i contadini, il sacrificio, la rassegnazione, l’indifferenza. Luogo nel quale ha iniziato a coltivare la vicinanza con gli uomini fuori dagli ingranaggi, fuori dalle strutture e gli apparati. Silone, ”come ogni scrittore che concepisce la propria attività al servizio del prossimo”, ha cercato di “rendersi conto”, in continua osservazione di una realtà contraddittoria (dall’alveare di casucce agli uffici del Partito) e in permanente trasformazione.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER