Uscita per l'inferno

Bart è il direttore di una lavanderia della cittadina di Westgate. A causa dei lavori per la superstrada 784, sia la lavanderia che la casa di Bart devono essere espropriate e distrutte: il suo compito è trovare una sede alternativa e un'altra sistemazione per lui e sua moglie Mary. Ma qualcosa scatta nella sua mente e invece di fare ciò che deve, Bart inizia ad acquistare armi in segreto e a elaborare un piano pazzesco, senza senso...

Tra il 1977 ed il 1984 Stephen King ha pubblicato cinque romanzi con lo pseudonimo di Richard Bachman: Uscita per l'inferno è stato il terzo di questi. Romanzi - ognuno a suo modo - lontani dagli standard dello scrittore del Maine, non tutti a sfondo fantastico/orrorifico, scritti magari in età giovanile e tirati fuori dal cassetto per un moto d'orgoglio, per la voglia di riscatto, chissà. Una identità fittizia con tanto di biografia inventata in quarta di copertina, dediche ad una moglie anch'essa falsa, la storia lacrimevole (e un po' di cattivo gusto, ad onor del vero) di un figlio annegato a sei anni di età e di un tumore al cervello dello scrittore rimosso con un delicato intervento chirurgico. Richard Bachman è poi 'morto' nel 1985, il giorno che un quotidiano fece lo scoop sulla reale identità dell'alter-ego del re dell'horror. In questi ultimi anni si sta procedendo anche in Italia alla ripubblicazione dei cinque romanzi in questione con la firma reale di King. Quello che avete tra le mani è probabilmente il meno riuscito del mazzo (per ammissione dello stesso autore, ribadita nella prefazione). Scritto tra Le notti di Salem e Shining, due capolavori assoluti della bibliografia kinghiana, narra la discesa nell'abisso (psicologico) di un uomo che vede il suo ambiente familiare e lavorativo, il suo passato e la sua identità in buona sostanza, minacciati dalla costruzione di una superstrada e decide di portare avanti una forma estrema di protesta sabotando il cantiere, fino a sacrificare la sua vita sentimentale, la sua vita lavorativa, la sua vita tout court. Una vicenda tutta giocata sul filo della paranoia, del senso di sradicamento, sul percorso della memoria: tentativo ambizioso ma ahimè in gran parte fallito. Il romanzo potrebbe a malapena essere definito un thriller, con un immane sforzo di fantasia, e quindi appare ancora più grottesca la scelta di pubblicarlo con una copertina che allude pesantemente a contenuti orrorifici (con tanto di sangue a volontà) che non esistono. Solo per fans duri e puri.



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