Va’, metti una sentinella

Va’, metti una sentinella
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Alabama, anni Cinquanta. Jean Louise Finch sta viaggiando in treno da New York City a Maycomb Junction: è la quinta visita quest’anno alla sua città natale e alla famiglia. È preoccupata per l’artrite di suo padre Atticus, ormai settantaduenne, e sa già che zia Alexandra l’accoglierà con l’ennesima sbuffata di disapprovazione, facendole notare che ancora non si comporta come una rispettabile donna del Sud. Come sempre, solo Calpurnia – molto più di una donna di servizio – riuscirà a metterli tutti d’accordo. Alla fermata del treno Jean Louise è convinta che troverà Atticus: lo immagina a sei passi dal punto di arrivo, cosciente che il capotreno frenerà il convoglio solo all’ultimo momento, quasi dimenticandosi che a bordo c’è un passeggero diretto in un posto remoto come Maycomb. Succede sempre così. Questa volta però è tutto diverso: ad attendere Jean Louise fuori dal treno c’è Henry Clinton, il socio di papà e l’uomo che da anni – senza successo – la chiede in moglie. Atticus invece è rimasto a casa a leggere La peste nera, un opuscolo per i membri del “Consiglio dei cittadini”, l’organizzazione a favore della segregazione razziale e contro l’integrazione scolastica tra bianchi e neri. Ora anche lui fa parte del Consiglio. Jean Louise non riesce a crederci: un tempo, quando tutti ancora la chiamavano Scout, lui aveva persino difeso in tribunale un uomo di colore accusato ingiustamente di violenza carnale...

Dopo Il buio oltre la siepe (1960) Harper Lee non ha pubblicato altro: è rimasta in silenzio per cinquantacinque anni e lontana dalla folla quasi come il Boo Radley del suo romanzo. Nel 2015 però è arrivato Va’, metti una sentinella, una sorta di seguito del Buio oltre la siepe, scritto tuttavia nel 1957. All’epoca il manoscritto destò l’interesse dell’editor Tay Hohoff ma non venne ritenuto adatto alla pubblicazione e ci vollero altri tre anni – e varie altre bozze – per veder nascere una versione degna del Premio Pulitzer. La differenza tra le due opere infatti si nota, e non poco: se si mettessero Va' e Buio a gareggiare su un ring, Va’, con il suo andamento piatto e a tratti pesante, sarebbe in svantaggio già soli dopo pochi secondi. Eppure ha dialoghi che funzionano, una Jean Louise che ha lo stesso brio della protagonista del romanzo del 1960 e deliziosi flashback sull’adolescenza e sull’infanzia di Scout. Atticus invece è completamente diverso ed è sbalorditivo il lavoro di riscrittura che l’autrice ha compiuto su di lui. Oggi Harper Lee ha poco meno di novant’anni, vive in una casa di cura, è quasi cieca e profondamente sorda: era davvero necessario sapere da quanto lontano è partita per scrivere il suo capolavoro? Qualcuno ne è convinto, altri meno e come gli abitanti di Maycomb ognuno ha la propria visione dei fatti. Atticus una volta ha detto: “Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda”.



 

 

 

 
 
 
 

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