ValeANA

ValeANA
Valentina vive in una villa sul lago di Como insieme al padre manager della moda,particolarmente preso dal suo lavoro e ossessionato dal voler vendere la villa della suocera sul lago – chissà perché, alla madre che non si vuole arrendere all’idea che l’età avanza per tutti e fa di tutto per apparire un’eterna ragazzina e a una colf filippina che cerca di sopperire alle mancanze affettive della madre, ma con scarsi risultati. A Valentina sembrerebbe quindi non mancare niente (almeno di ciò che è materiale) eppure ha qualcosa che non va, che la rende inquieta, che le fa piantare un pettinino rubato al padre in gola per vomitare tutto quello che ha dentro fino ad arrivare ai succhi gastrici. Un giorno entra nella casa vuota di sua nonna e trova un quadro con un Cristo scheletrico e decide che è a lui che vuole somigliare. Da lì in poi il travaglio di Valentina, che viene prima allontanata, poi derisa e picchiata dai suoi vecchi amici; che viene forzatamente mandata da uno psiconutrizionista (ma la forza dell’anoressia si dimostra più forte di qualsiasi cura medica); che si rifiuta di parlare apertamente dei suoi problemi con i genitori e se ne frega di quelli altrettanto gravi che hanno loro; che si chiude nel suo mondo senza farci entrare nessuno, neanche Markus, un ragazzo che conosce a scuola durante un’assemblea e che anziché lottare per morire, come sta facendo Vale, sta lottando per vivere...
ValeANA è il primo breve romanzo che nasce dal blog della giornalista Martita Fardin. Oltre all’indiscussa attualità del tema centrale, c’è da sottolineare la scrittura essenziale, senza tanti fronzoli o giri di parole, diretta nel far capire al lettore i disagi non solo di una ragazza diciottenne, ma di un’intera famiglia, impotente di fronte quello che le sta accadendo. In questo racconto ogni elemento ha un suo ruolo primario nel procedere della narrazione: c’è una malattia descritta senza reticenze, in maniera pulita e chiara e che ancor prima del fisico distrugge la testa di chi ne viene afflitto, privandola completamente della volontà di reagire; c’è una famiglia con due genitori che non hanno mai risolto i loro problemi; e c’è un ambiente esterno – il paesaggio con il suo lago silenzioso – unico posto in grado di dare “pace” alla protagonista. Inoltre, queste poche pagine hanno il pregio di introdurci in una realtà web forse a molti ancora sconosciuta ma fatta di almeno trecentomila siti (o blog o chat): i pro-ANA, dove la propaganda dell’anoressia tramite metodi alternativi su come vomitare o foto di ragazze magrissime, è all’ordine del giorno. Basta digitare da un qualunque motore di ricerca la frase latina (riportata in quarta di copertina) “Quod me nutrit me destruit” per entrare in questo mondo stregato. Una questione che ha interessato anche gli organi istituzionali con una proposta di legge per “reato d'istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia” e che – speriamo – non resti solo una proposta.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER