Varney il vampiro – Il banchetto di sangue

Varney il vampiro – Il banchetto di sangue
È scoccata la mezzanotte e una violenta tempesta ha spazzato via la quiete innaturale sospesa nell’aria. Nel buio agitato dal vento un uomo alto, magrissimo ed esangue si profila alla finestra della bella Flora Bannerworth. Le sue unghie raspano i vetri con un rumore di grandine. Uno schianto, ed è nella stanza. Si avvicina al letto, afferra per i capelli la ragazza che urla tentando di sfuggirgli, la costringe a reclinare il capo, le accosta al collo le labbra da cui sporgono i denti lunghi e candidi. E inizia a succhiare. Intanto il grido di Flora ha strappato al sonno l’intera casa. Henry e George, i suoi due fratelli, accorrono insieme all’amico Marchdale, ma trovano la porta sbarrata dall’interno. Uno strano rumore filtra dall’uscio, un suono di animale che lappa qualcosa di liquido. Sempre più allarmati forzano il battente e scorgono una sagoma di statura gigantesca che sta per andarsene da dove è venuta. Nella luce fioca balenano i suoi occhi metallici e feroci, la bocca macchiata di sangue. È un viso malvagio difficile da dimenticare, e quale non è la sorpresa di Henry e George quando si accorgono che è identico a un quadro appeso nella camera di Flora raffigurante un loro antenato. A dispetto della logica, comincia a farsi strada l’idea che l’aggressore sia un vampiro. Lo confermano altre inquietanti scoperte: nella cripta di famiglia la tomba in cui dovrebbero riposare i resti dell’avo del dipinto è vuota, mentre Sir Francis Varney, un vicino che di recente ha mostrato particolare interesse a entrare in possesso della tenuta dei Bannerworth, assomiglia in modo stupefacente sia al ritratto che al visitatore notturno. L’ipotesi che possa realmente trattarsi di un non morto si fa sempre più probabile...
Negli oltre settant’anni che intercorrono fra Il vampiro di John William Polidori (1819) e il Dracula di Bram Stoker (1897) uscivano le avventure di Varney il vampiro, proposte per la prima volta da Gargoyle Books in traduzione italiana. L’imponente opera, tanto significativa quanto poco conosciuta nella letteratura vampirica, fu pubblicata anonima nel corso di circa due anni in dispense settimanali (come i cosiddetti penny dreadful), calamitando l’attenzione dei lettori delle più disparate classi sociali nell’Inghilterra dell’allora giovane Regina Vittoria. A far lievitare l’interesse erano anche i racconti tenebrosi inseriti nella trama senza una funzione specifica nello svolgimento del plot, ma con il solo intento di solleticare il gusto del pubblico per il sensazionale. Misterioso a cominciare dal suo autore - prima identificato in Thomas Preskett (o Peckett) Prest (a cui si deve l’invenzione del diabolico barbiere Sweeney Todd) e successivamente in James Malcolm Rymer – Varney è un genere di vampiro più vicino alla rivisitazione che ne è stata fatta ai giorni nostri di quanto potrebbero far supporre lo stile un po’ greve e la struttura sovrabbondante del romanzo, tipici del feuilleton ottocentesco. Perché, nonostante la sua natura lo costringa a nutrirsi del sangue altrui, Varney conosce compassione e amore. Sono questi i sentimenti che rivela di provare per Flora quando le promette di non perseguitarla più. “Vergine che salva” come la Lucia manzoniana, Flora ha turbato il vampiro facendogli rimpiangere la sua condizione perversa. “Mai ancora ho provato la dolce sensazione della pietà umana finché non ho posato lo sguardo su di voi, squisito esempio di eccellenza. Anche nel momento in cui il fluido vivificatore che stilla dalla fonte delle vostre vene mi riscaldava il cuore, ho avuto pietà di voi e vi ho amata. Oh, Flora! Anche in questo momento provo il tormento di essere quello che sono!”. Espressioni ampollose ma convincenti, tanto che Flora invoca per lui il perdono di Dio e Varney esclama di rimando di aver bisogno di quella preghiera. Anche verso un altro personaggio (che non nominiamo per non spoilerare) Varney compie un atto di misericordia. Le parole che gli rivolge svelano quale lacerazione interiore gli causi placare la sua sete (brutale ed esplicita metafora del possesso sessuale): “Quando penserete a me, immaginatemi come un infelice piuttosto che come un criminale”. Se ci sia da fidarsi o meno dei suoi pentimenti si saprà nei successivi volumi della trilogia. Intanto, già nelle oltre 500 pagine de Il banchetto di sangue che racchiudono i primi 65 capitoli della saga, la grandezza cupa e romantica di Varney ha modo di catturarci, facendo trasparire il fascino del vero padre di tutti i vampiri.

 

 

 
 
 
 

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