Vasandhi

Vasandhi

Vasandhi è una donna infelice. Lo è sempre stata. Sin dalla sua infanzia, in India. Figlia di genitori che si sono sposati senza conoscersi (“(…) matrimonio combinato come la maggior parte dei matrimoni indiani”) e che si odiano, e sorella di undici fratelli quasi tutti vittime delle proprie insicurezze (generate dall’eccessiva religiosità e dalla chiusura culturale della propria famiglia) e del destino (alcuni moriranno giovanissimi e dopo atroci sofferenze), Vasandhi vive col desiderio di un futuro felice e libero. Ma si tratta di una vana speranza. Quando è ancora giovanissima, i suoi genitori le organizzano il matrimonio (religioso) con un ricco (ma malato) uomo italiano già sposato (e separato), e lei non può che piegarsi a quella volontà. Gli eventi la portano a fare la spola tra Italia e India (per essere a disposizione, come ha sempre fatto, della sua famiglia) e a diventare la serva dell’uomo che ha dovuto accogliere al suo fianco. La vita di Vasandhi è un inferno fatto di umiliazioni e sofferenze. Lei si affida ai propri dei per sopportare e andare avanti fino a quando, con la nascita di sua figlia che vuole libera da costrizioni e sofferenze, decide di porre fine alla tolleranza…

Questa è una storia vera e nefasta che conduce nel cunicolo buio della solitudine, tra spauracchi impastati di credenze ancestrali, abili a inchiodare la mente e il corpo dentro nicchie abitate da paura e sofferenza. Vasandhi e la sua famiglia, Vasandhi e la sua terra, Vasandhi e il suo credo religioso, Vasandhi e l’uomo che è il suo aguzzino, Vasandhi e le usanze che hanno illuminato (e offuscato) la sua vita: tante relazioni mosse da un’unica corda che si intreccia col filo doppio della soggezione (fisica e psicologica) e del timore. Il tempo passerà, i luoghi cambieranno, le relazioni muteranno, la vita e la morte si faranno protagoniste di duelli scabri e paurosi, ma la corda continuerà a rimanere ferma e tirata fino a quando verrà allentata e sciolta da un sommo amore, quello che tutto può, quello che è parte delle viscere e che da esse parte, quello che illumina l’anima di una madre rendendola immensa e subordinata all’anima della propria figlia. E sarà così che questa storia vera e nefasta si farà portatrice di speranza, rendendo i cuori di chi la conoscerà più lievi, felici di avere visto il nero giogo di Vasandhi frantumarsi in infiniti pezzi rischiarati dalla libertà. Una storia vera e nefasta che suona, alla fine, le note argentine di un inno al coraggio.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER