Vedo... l’ammazzo e torno

Un anno di cinema (e oltre), visto con gli occhi di uno dei critici (e oltre) più interessanti del panorama italiano. Marco Giusti, per chi ancora non lo sapesse, è tra gli autori RAI più lungimiranti, sicuramente quello che cura i programmi (Blob, Stracult) più originali e meno influenzati dalla morale comune. Come scrittore, di cinema, lo conosciamo per essere stato in primissima fila nella riscoperta del cinema di genere italiano, quello da tanti definito di serie b e che il buon Giusti ha difeso anche in tempi non sospetti. Nel volumone - quasi cinquecento pagine! - sono raccolte centinaia di recensioni, opinioni, scritti, già pubblicati altrove (molto spesso in Rete), ma che danno vita qui ad un percorso follemente coerente attraverso 365 giorni passati nelle sale cinematografiche italiane…
La prima cosa che ho fatto prendendo in mano il libro è stato cercare i film che più ho apprezzato nell'ultimo anno per conoscere il Giusti-pensiero in merito. Non li ho trovati. Perché il volume non ha un indice. Incazzatura. Inizio quindi prima a sfogliarlo, poi a leggerlo, e vengo travolto da un fiume in piena, quello di un autore che ha la pretesa di raccontare la contemporaneità italiana attraverso le recensioni di film, spesso americani, francesi, tedeschi, giapponesi, lo vuole fare non abbandonando il suo stile, anarchico e spontaneo, senza dare allo scritto un ordine “altro” se non quello strettamente cronologico. E, pensate un po', riesce pienamente nel suo intento. Ecco quindi andarsene l'incazzatura. Perché in pochissimo si realizza che a Giusti non interessa catturare il lettore interessato alla sua singola opinione, quanto averne definitivamente l'attenzione e coinvolgerlo nel suo modo di vedere la settima arte. L'autore, racconta nell'introduzione, ha scritto gran parte delle recensioni contenute in Vedo... l'ammazzo e torno (titolo che parafrasa genialmente il titolo del western di Enzo Castellari del 1967) con il suo blackberry, seduto sull'autobus o camminando di ritorno dalla sala cinematografica in cui aveva appena visto il film. Ha scritto tutto questo immerso nel caos, sballottato qua e là dalla gente che incontrava per strada, scambiando ogni tanto qualche parola con amici o passanti. Ecco perché i suoi articoli sono così spontanei, pieni di divagazioni, imperfetti all'interno della struttura della recensione classica, ma così coinvolgenti. Che al Giusti piaccia spaziare tra i generi, che abbia un'idea di cinema molto ampia ed eterogenea e che possa guardare con lo stesso stupore un banale blockbuster di Hollywood e un piccolo film indipendente taiwanese, lo sanno ormai anche i muri. Ma in questo “Diario critico semiserio del cinema e dell'Italia di oggi”, la cosa irrompe in tutta la sua potenza.

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