Velvet

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Crown Heights, Brooklyn. È estate quel giorno, fa molto caldo nella loro stanza. Dal condizionatore, rumoroso, cadono gocce d’acqua che vanno a posarsi sulla bacinella. Velvet, undici anni, si sveglia come sempre: incollata alla schiena di sua madre che, a sua volta, abbraccia suo fratellino, Dante. Quel giorno i due bimbi devono salire su di un pullman che li condurrà, per due settimane, da dei ricchi bianchi. Saranno separati. Solo per due settimane. La mamma deve lavorare, spesso anche la notte, e non può farli finire in mezzo a una strada. E poi il posto dove loro vivono è pieno di negritas cattive: tutto questo disse la mamma all’assistente sociale. Ginger ha 47 anni, sembra giovane, forse perché non ha mai avuto figli, forse perché non ha fatto carriera. Lei e suo marito Paul, conosciuto agli alcolisti anonimi, si occuperanno di Velvet. Per quelle due settimane. Il primo giorno propongono alla bimba di andare a vedere i cavalli che si trovano a due passi da casa loro. Arrivano alla scuderia: odore forte, molti cavalli e lei, la piccola dominicana, sente le loro voci. E tra quei cavalli, quelle voci che solo la piccola può comprendere incontra una cavalla pieno di cicatrici, La Mostruosa, la chiamano. Non è la più bella, ma la migliore, pensa Velvet…

Velvet è il terzo romanzo dell’americana Mary Gaitskill, conosciuta come scrittrice “maledetta” per i temi, spesso forti, trattati nelle sue opere e anche per il suo passato movimentato. Ha fatto di tutto: la fioraia, la spogliarellista e finanche la prostituta. Costruito con un’alternanza di voci, questo è un romanzo di forte impatto emotivo nel quale i protagonisti paiono portarsi dentro degli enormi vuoti che, nonostante tutto, cercano di colmare. A volte senza saperlo. Cercano, perdono, si perdono, si ritrovano, in una corsa disperata per non sentire più l’eco di dolori e solitudini diverse ma tutte imponenti. E quella corsa assume le forme di un’arrampicata verso vette che, a momenti, paiono irraggiungibili perché nessuno, in fondo, crede di meritarsi qualcosa. Per paura, per l’abitudine a non avere nulla di buono da stringere tra le braccia. Altalenante come la vita: alla durezza segue la tenerezza poi soppiantata dal cinismo. Per poi ricominciare. In fondo, è tutto amore. Fuori dagli schemi, fuori dalle rime baciate e dal caldo di abbracci. Amore è il legame che unisce Velvet alla sua cavalla, amore è quello che Ginger prova per la bimba che assume i foschi colori dell’egoismo e, ancora, amore è quello che prova la madre di Velvet per sua figlia e che assume la forma di parole violente, di minacce, di urla o di silenzi grevi. Una storia al femminile dove forse nessuno capirà quale sarà il suo posto, forse perché un posto non c’è: rimane sempre la voglia di riscatto, la sete di qualcosa di buono e la speranza che, a nessuno, alla fine viene negata.



 

 

 

 
 
 
 

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