Venti corpi nella neve

Venti corpi nella neve
Primo gennaio 1995, borgo di Case Rosse, nel cuore dell’Appennino emiliano tra Modena e Bologna. Il commissario Roberto Serra e l’agente Valerio Manzini hanno un tremendo risveglio: i corpi esanimi di un uomo, una donna e una bimba di appena nove anni sono stati ritrovati nel Prà Grand, il prato grande. Di fianco ai cadaveri un bastoncino di legno a forma di Y, quasi fosse una parte di una fionda. Il commissario è considerato dagli abitanti del paesino uno de fora, un forestiero, un uomo di cui non ci si può fidare, un uomo da guardare con sospetto e a cui tenere nascosti i propri pensieri. L’agente Manzini è, invece, un compaesano, l’uomo che conosce tutto ciò che è accaduto nel borgo e tutto ciò che gli abitanti stanno cercando di dimenticare da oltre quarant’anni. Proprio nel Prà Grand è stata compiuta una cruenta strage nazifascista e una croce di marmo nero, rivolta verso il Monte della Libertà, ne porta – indelebile –  il ricordo. Sul lato sinistro vi è un lungo elenco di nomi ed età, su quello destro c’è una lunga poesia il cui versi finali restano impressi a lungo nella memoria del commissario Serra «[…] l’ira insonne che vi divori il cuore,/ questa per noi la pace/ questa sola/ la giustizia dei martiri»…
Passato e presente si intrecciano in un noir che lascia il lettore sempre con il fiato sospeso, sempre con la voglia di continuare a lasciarsi trasportare dalla narrazione che fluisce senza intoppi come un fiume in piena. Giuliano Pasini, professionista della comunicazione d’impresa, si cimenta per la prima volta con la forma romanzo e la sua è di certo una scommessa vinta. Le atmosfere sono simili a quelle evocate da alcuni romanzi di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini. Pasini lavora di cesello nel delineare la psicologia del suo protagonista, il commissario Roberto Serra, niente affatto vicino ai cliché dei protagonisti già troppe volte presenti nella corposa produzione di thriller italiana. Nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio si rivela prezioso per il lettore attento nel districarsi, assieme ai protagonisti del romanzo, nell’indagine che li porterà nel cuore di uno dei momenti più dibattuti della storia del nostro paese. Decidere di misurarsi con una narrazione che affonda le sue radici nella Resistenza è un gesto coraggioso nell’Italia contemporanea. Nessuna pacificazione è possibile, non esiste una memoria che possa essere condivisa. I martiri chiedono vendetta. E le storie non sono altro che «asce di guerra da disseppellire» come hanno scritto i Wu Ming.

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