Versioni di me

Nik avrebbe potuto diventare una rockstar. Ha tenuto in mano la sua prima chitarra a dieci anni, regalo del padre che non avrebbe più rivisto. Ha fondato, suonato e composto brani per i Demonics, i Pearl Poets, i Fakes. Si è esibito davanti a decine di fan adoranti, spesso minorenni. Ha rilasciato interviste per riviste musicali vere e immaginarie, queste ultime create da lui stesso. Ha disegnato personalmente i poster dei suoi concerti e le copertine dei suoi album. Ha iniziato a scrivere la sua autobiografia molto presto, taccuino dopo taccuino, una mastodontica opera che lui chiama Le Cronache di Nik (sì, più o meno come Bob Dylan). Tutto questo trent'anni prima. Da allora si è reinventato barista, ogni tanto fa domanda per i buoni pasto pubblici e ha composto solo album solisti, in copie limitatissime e numerate, da regalare ad amici e parenti.  Anche Denise ha suonato in una band, da giovane. Si chiamavano le Hair Krishna. Poi è rimasta incinta di Ada, che studia cinematografia a New York e comunica con lei e con il mondo attraverso un blog intitolato a minuscola. L'ambizione di Ada è girare un documentario su Nik. Quella di Denise (forse) è trovare l'uomo giusto e fare il possibile per non ammalarsi di Alzheimer come sta avvenendo alla madre. Anche prendendo le sue medicine, in via preventiva, che non si sa mai. Nik e Denise sono fratelli e vivono uno per l'altra. Lei stravede per lui, gli dà soldi quando ne ha bisogno (cioè quasi sempre) e aspetta di ricevere una delle pochissime copie esistenti dei suoi nuovi album. Lui è scomparso, irrintracciabile, ma al tempo stesso è nella sua mente. Anche Nik comunica con Denise a distanza, in questo caso attraverso le Cronache. Testi in cui Nik impersona Denise, ne racconta la vita e i pensieri come lei stessa farebbe. E Denise, quando li legge, arriva talvolta a domandarsi se non li ha scritti lei stessa...
La rivista Entertainment Weekly ha recensito questo romanzo con la frase “È come se Nabokov avesse scritto un romanzo rock”, mentre lo scrittore e giornalista Edan Lepucki definì Dana Spiotta “un Don De Lillo con la vagina”. Bastano queste due citazioni a far venire voglia di leggerlo. Dana e Denise sono coetanee, e c'è da chiedersi quanto di sé l'autrice abbia proiettato nel suo personaggio. Una donna terrorizzata dagli anni che passano e dalle possibili malattie, che si accolla tutti i problemi di chi la circonda e si meraviglia come una bambina di fronte a tutto ciò che si può fare con Google. Se le storie di “rockstar mancate in declino” non mancano in letteratura, questo romanzo ha il potere di unire questo topos a un'analisi dei legami tra fratelli, dei rapporti umani mediati da web e telecamere, e da come cambia la percezione di se stessi con il passare degli anni.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER