Verso la soluzione finale

Verso la soluzione finale

In tedesco si diceva Endlösung der Judenfrage, un eufemismo coniato per sterilizzare moralmente l’essenza della cosa: lo sterminio sistematico di una parte della popolazione europea. Un protocollo molto rigido, razionale e ottimizzato in ogni suo singolo aspetto, attuato e realizzato con la piena efficienza dello stato nazista. Una macchina perfettamente oliata e che funzionava quasi da sola, con il minimo intervento diretto da parte di soldati e ufficiali. Un tritacarne di portata europea, in cui sparirono circa quindici - diciassette milioni di persone (circa sei milioni perché di religione ebraica, gli altri indesiderabili al regime perché avversari politici, di etnia ROM, di lingua polacca, etc.) Di chi fu la responsabilità diretta? Come nasce, come viene concepito, seguendo quali tesi ideologiche? Quali furono le fasi di definizione del protocollo? Le risposte in una elegante e tranquilla località alle porte di Berlino: Wansee...

Pubblicato per la prima volta nel 2016 presso la Pantheon Verlag di Monaco di Baviera, questo saggio affronta la tematica forse più importante del Novecento. Peter Longerich, professore di Storia della Germania Moderna all’Università di Londra e direttore del Royal Holloway’s Holocaust Research Centre, si propone di dare una risposta alla domanda delle domande. Se lo chiedeva anche Primo Levi nell’unica opera in cui tentava di analizzare razionalmente le radici del male, I sommersi e i salvati: come è potuto succedere? Come ha potuto una nazione così progredita e civile come la Germania ideare, realizzare e portare avanti con la massima efficienza un programma di sterminio di massa? Ciò che oggi definiamo “Olocausto” non era altri che un programma, estremamente burocratizzato e regolamentato, volto all’uccisione di tutte le persone di religione ebraica, uno sterminio lucido, consapevole e razionalmente ottimizzato. Longerich analizza passo passo le vicende che hanno portato a organizzare nei minimi dettagli il programma di sterminio: la conferenza di Wansee, ridente località lacustre nei pressi di Berlino, sede in cui vennero definite le fasi della “Soluzione Finale”. Il linguaggio è dinamico, periodi brevi e rapidi che scorrono con la stessa fluidità di un thriller fantapolitico. Il lettore si ritrova coinvolto fin dalle prime pagine in una vicenda articolata, un rompicapo che si compone pagina dopo pagina in un affresco storico nitido come una fotografia ad alta definizione. Un quadro dai contorni in chiaro scuro, in cui vengono accantonate le ipotesi semplici, le più assolutorie. Il lettore è chiamato a una serie di riflessioni assai inquietanti, è costretto a porsi delle domande più pesanti delle stesse risposte: fu tutta colpa di Hitler? Può un solo uomo, seppur sostenuto nel suo potere assoluto da una squadra di psicopatici, dare origine a tutto il male? E se, invece, quest’uomo non avesse avuto nemmeno bisogno di dare espliciti ordini? Se l’intero programma fosse stato ideato, progettato nei minimi dettagli, da una schiera di efficienti burocrati? Semplici funzionari, rotelle di un ingranaggio statale che faceva dell’efficienza la sua religione. Se l’origine del male stesse nella sua triviale, quotidiana, banalità?



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