Viaggiatore suo malgrado

Viaggiatore suo malgrado
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Albert Dadas, operaio del gas nato a Bordeaux, ha trascorso la maggior parte della vita lontano da casa. La sua prima fuga avviene nel 1872, a soli dodici anni. Sin da quell’età è preda di una smania, un istinto ingovernabile che si impossessa di lui ogni volta che una città, una nazione viene menzionata e che lo costringe a recarvisi, in qualunque modo. Spesso si incammina a piedi e in un’epoca in cui non si poteva nemmeno uscire dalla propria regione senza passaporto, finirà per subire innumerevoli arresti. Il primo a rendersi conto della sua condizione patologica sarà il dottor Philippe Tissié, il quale menziona per la prima volta nel 1907 la dromomania, il turismo patologico e offre a Dadas il riparo della condizione di alienato, che lo accompagnerà nei suoi peregrinaggi… Thinh è lo zio strambo che gira in tondo nel salotto della nonna, che l’autrice ha incontrato quattro o cinque volte l’anno alle riunioni di famiglia, alle celebrazioni del Tet o ai cung in memoria di qualche defunto. Solo alla sua morte si interrogherà su di lui, sui suoi successi di studente che affronta la matematica come fosse un campionato sportivo, sui rapporti col fratello e il cugino che hanno la fortuna di esser spediti a studiare in Francia mentre a lui toccano in sorte gli Stati Uniti proprio al deflagrare del conflitto col Vietnam. Agli insulti di cui è fatto segno risponderà con l’esagerazione delle persone timide, completamente smarrito davanti al quotidiano. La malattia .lo condanna a una sorte diversa da quella di Albert Dadas, l’oblio… Una Minh Tranh Huy bambina riceve il suo primo registratore a pile Philips da un padre che è stato uno sportivo mediocre, ma, durante le Olimpiadi di Seoul riscatta da spettatore l’umiliazione subita da giovane per la propria inadeguatezza… Samia Yusuf Omar, nata in Somalia, correrà infagottata in una maglietta troppo e un paio di pantaloni elasticizzati la Batteria dei 200 mt per la prima volta alle Olimpiadi di Pechino. Samia lascia lo Stato più disgraziato del pianeta per andare a misurarsi con le atlete più preparate. La sua prestazione non è stata esaltante ma decide di passare ai 1400 metri e per allenarsi ha solo una speranza: arrivare in Europa. Nel 2011 arriva in Libia e si imbarca per l’Italia. Il suo sogno morirà a 200 beffardi metri dalla riva…

Queste sono alcune delle storie che compongono la sezione “Andate” del romanzo a episodi Viaggiatore suo malgrado. La giovane rivelazione Minh Tran Huy dedica la sezione “Ritorni” alle storie di famiglia, quelle più intime e personali, a partire dal suo rientro in Francia dopo il viaggio epifanico negli Stati Uniti. Il romanzo ha preso forma nella sua testa durante un’estate torrida a New York, mentre cercava riparo dalla calura spostandosi da un museo all’altro e si è imbattuta nella storia di Dadas. C’è molta poesia nelle righe di questa portentosa autrice, sembra che tutta la sua vita ne sia intrisa, a partire dal mestiere che attribuisce all’io narrante del libro, una giovane donna che gira il mondo catturando suoni, il cui destino è stato in qualche modo segnato si da quando suo padre le ha regalato il primo registratore a pile Philips. La trama dei sentimenti è svolta nella maniera pudica e cristallina che è tipica della cultura vietnamita, ha chiaramente subito contaminazioni occidentali, a partire dall’approccio psicanalitico per finire alla cultura del viaggio come movimento inevitabile incontro al nuovo, senza mai esserne snaturata. Un testo prezioso che va a contribuire al mosaico sempre più ampio della letteratura orientale che ObarraO sta componendo da anni per i lettori italiani.



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