Viaggio al termine del cuore

Viaggio al termine del cuore
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Luísa ha nove anni quando nasce il fratellino Pedro. Che questa nascita possa modificare l’opprimente realtà della sua vita? Che possa rendere la madre gioiosa o il padre equilibrato? Perché allo stato attuale non è così, il padre è un violento e la madre è depressa. Coerentemente, un mese dopo la nascita di Pedro lei li abbandona, di punto in bianco. Nell’incrollabile affetto e fiducia di Pedro nei suoi confronti, Luísa trova la forza per sopportare le angherie paterne fino a che, a diciannove anni, fratello e sorella lasciano per sempre l’odiata casa paterna. Luísa ha imparato a bastare a sé stessa, resistere ai colpi della vita, rimanere un punto di riferimento per l’amatissimo fratello. Un faticoso equilibrio che la notizia del cancro che l’ha colpita mina alla base. Ma mentre riflette su come superare questo ennesimo ostacolo, per caso ecco Tiago, conosciuto cinque anni prima nell’unico giorno di vacanza della sua vita. Un incontro lampo, un giro in macchina, una canzone stillata all’unisono, eppure tutta la vita, per entrambi, è segnata per sempre. Dall’amore, dalla dedizione, dal confronto, dagli slanci e dalle improvvise resistenze, incrociando la storia di lei con la non meno facile, seppur per altre ragioni, storia di lui…

Non chiamiamolo romanzo d’amore. Certo, di amore ce n’è molto, la storia dei protagonisti è straordinaria. Eppure non è tutto. Ci sono storie di famiglia, due tipi contrapposti, una con legami talmente affettuosi da essere opprimenti l’altra con legami talmente dolorosi da diventare oppressiva. E ancora non è tutto. Perché c’è anche una parte quasi “di formazione”: giovani adulti che ricostruiscono la propria identità affrontando, con coraggio e dolore, i fantasmi (più o meno viventi) dei propri genitori. Anche in questo caso, esiti diversi: Tiago che si confronta con la madre presenta un modello di sviluppo emotivo del tutto diverso da quello di Pedro che affronta finalmente il padre e la madre. Cosa significa essere abbandonati dalla madre? Ecco un altro tema, il confronto tra il dolore sofferto a causa di un padre e quello provocato dalla madre. Esiste il perdono per una madre che ci ha consapevolmente abbandonati? E finalmente la malattia, tema peraltro ispirato a una storia vera: il cancro che consuma, in cui non c’è nulla di epico, solo una lenta consunzione del corpo che rischia di consumare anche l’amore. Eppure, dopo momenti di straordinaria commozione, rimane questo: la morte dividerà di certo i corpi ma non può nulla contro l’amore scambiato in vita.



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