In viaggio con gli dei

In viaggio con gli dei

Sostengono Giulio Guidorizzi e Silvia Romani che ogni viaggio in Grecia sia, essenzialmente, un “girovagare dell’anima”: non servono itinerari, non servono piani; si deve andare per l’Ellade in compagnia degli dèi. Questo loro saggio atipico, intervallato da illustrazioni diegetiche, è “la storia di una passione anarchica, partigiana e intensa”, per la Grecia e per i suoi miti. Si parte da Creta, culla delle divinità, “l’isola che danza”, isola che Omero chiamava addirittura “gaia”, “terra”: già all’approdo è un tripudio di luce. La prima meta è Heraklion, le prime reminiscenze quelle di Teseo, le prime battute polemiche quelle sui restauri di Evans e su quella sconcertante “resurrezione cromatica”, mentre il primo enigma sollevato è quello del “disco di Festo” (1700 a.C.), coi suoi 241 misteriosi simboli. Tra i “grandi assenti” nell’isola, il labirinto del Minotauro, la borgesiana “casa senza un mobile”: si tratta del “vero fantasma” di ogni turista. Forse perché si trattava, prima di tutto, di una danza: chissà. Si passa poi, nel secondo capitolo, a Pilo e Bassae, “terre di vecchi re e di fratelli rivali”: si parte dal “lineare b” e dalle famigerate “tavolette di Pilo”, si passa per le storie del mitico, vecchissimo Nestore, del tempo delle lotte contro i centauri, e si va in cerca degli ulivi, orgoglio di quel vegliardo; poi, più avanti, ci si ritrova tra le rovine del tempio dell’Apollo Epikourios, a Bassae, disegnato – giurava Pausania – da Ictino, l’architetto del Partenone, e ci si ritrova a meditare su Centauri e Amazzoni. Eccoci poi a Olimpia, nel terzo capitolo, orfani di una delle Sette Meraviglie del mondo, la colossale statua di Zeus seduto in trono, scolpita da Fidia, a fantasticare su quello che doveva essere, come Delfi, “un museo a cielo aperto, popolato da centinaia di statue, edifici, templi pieni di offerte e oggetti d’arte”. Inevitabilmente ci si ritrova a parlare di Olimpiadi e del tempio di Era; en passant, vengono ricordati gli antichi giochi panellenici, quadriennali (almeno le Pitiche di Delfi, le Nemee in Argolide, le Istmiche a Corinto), e, dopo robusti rilievi sui tesori del museo, s’apprezza un aneddoto decisamente laterale come quello di Callipatera, unica donna ad aver assistito ai giochi olimpici; opportunissimo poi lo sdegno verso Teodosio, imperatore fanatico e bigotto, che vietò le Olimpiadi nel 393 per sradicare il paganesimo. Quarto capitolo è quello dedicato al Monte Liceo, al Monte dei Lupi: si parte dal borgo di Licosura, “città più antica del mondo, fondata all’inizio dei tempi dal re Licaone, ‘il lupo’”, forse responsabile del Diluvio, per le sue terribili colpe, e si va in cerca dei resti del tempio di Despoina (“La Signora”), là venerata assieme a Demetra. Quinto capitolo, Epidauro: “La città dei sogni”, laddove un tempo il dio Asclepio, già addestrato da Chirone, appariva in sogno ai pellegrini che sperimentavano l’incubatio, nel sogno d’una guarigione altrimenti difficile; s’apprezza, oggi, più ciò che rimane del teatro che ciò che rimane dell’Asklepieion: “Certamente il più armonico fra i teatri greci che si sia conservato: manca solo la scena che lo chiudeva ma le gradinate sono perfette, e anche perfettamente restaurate”. Sesto capitolo è quello dedicato a Micene, “La rocca degli eroi”: “La ricca d’oro”, per dirla con le parole di Omero. La rocca ciclopica è rimasta, con tanto di famigerata “Porta dei Leoni”, ouverture dell’arte occidentale. Gli eroi del borgo, a dar retta a Guidorizzi, sono Agamennone e Schliemann, che restituì alla luce le tombe reali nel 1876; “era un predestinato”. Ritrovò, tra le tante meraviglie, la famigerata e cosiddetta “maschera di Agamennone”: “il primo ritratto della nostra civiltà”... e leggerete ancora, nei capitoli successivi, di Corinto e di Delfi, di Dodona ed Efira, di Tempe e Verghina, di Atene e del faro di Sounion. Delle acque sorgive di Corinto e del perduto tempio di Afrodite Akraia; dell’infame distruzione romana dell’antica rocca e della sua ricostruzione; della religione delfica, dell’ombelico del mondo, della spietata e stupida distruzione del tempio per mano di Teodosio, dei ripetuti saccheggi di Delfi nel corso dei secoli; del paradosso dell’oracolo, dei suoi sottili inganni, dei suoi enigmi...

In viaggio con gli dèi. Guida mitologica della Grecia, pubblicato fuori collana da Raffaello Cortina, è un anfibio: una guida turistica ibridata a un saggio di mitologia e di antropologia. Nelle parole della coautrice, la professoressa Silvia Romani, è un “itinerario dell’anima”. Così in un’intervista rilasciata a “Ft News”: “È un libro da mettere in tasca e tirar fuori sotto un platano o davanti a un caffè, in qualche piazza greca. Si può anche iniziare a viaggiare dalla poltrona di casa e lo si fa attraverso i miti degli antichi. L’idea è un po’ magica: è la speranza, in fondo, di far parlare nuovamente le pietre e permettere loro di raccontare le storie eterne che custodiscono”. Il saggio è idealmente destinato agli studenti del Liceo Classico, agli universitari e a quanti hanno sincera venerazione per l’Ellade e per la classicità: per tutti loro, per tutti noi, che crediamo che “filelleno” sia una delle più belle parole del cosmo e che Costantinopoli debba tornare a essere, un giorno, la capitale della perfezione grecoromana, questo libro schiuderà microcosmi di scintillante (a volte insperata) bellezza. Sarei invece più cauto a suggerire una pubblicazione del genere a un pubblico di neofiti, di curiosi o di semplici entusiasti; per quanto “pop” è pur sempre “pop altissimo”; gli autori sono accademici di chiara fama (Guidorizzi è una gloria internazionale), la quantità di reminiscenze e di omaggi è sconfinata e può (direi opportunamente e giustamente) sconcertare i turisti da spiaggia o da instagram (non voglio offendere nessuno, soltanto mettere in guardia). Il colophon spiega come si sono suddivisi il lavoro, i due autori: Giulio Guidorizzi ha scritto i capitoli dedicati a Olimpia, Liceo, Epidauro, Micene, Delfi; Silvia Romani, invece, quelli dedicati a Creta, Pilo, Bassae, Corinto, Dodona ed Efira, Tempe e Verghina; a quattro mani, infine, i capitoli su Atene e Capo Sounion. Le (belle e vivaci) illustrazioni sono di Michele Tranquillini. Qualche semplice cenno biografico, prima di congedarci. Silvia Romani è professore associato di Mitologia, di Religioni del Mondo Classico e di Antropologia del Mondo Classico all’Università degli Studi di Milano. Giulio Guidorizzi ha insegnato Letteratura Greca e Antropologia del Mondo Antico all’Università degli Studi di Milano e di Torino.



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