In viaggio con Leopardi

In viaggio con Leopardi

Giacomo Leopardi è stato il primo, tra i grandi pensatori della tradizione occidentale, a scrivere che tutto esce dal nulla e si annienta nella profonda quiete di una notte eterna e dunque senza risveglio. Il primo a credere che la vita è uno spazio temporale delimitato dal continuo avvicendarsi della nascita e della morte, che tutto è vano e l’infelicità dell’uomo che ne consegue è una condizione purtroppo insuperabile. Né basta la poesia, che pure rappresenta una forma possibile di consolazione, né il paradiso della scienza moderna e della tecnica, che pure regalano una sensazione di illusorio ottimismo, a vincere l’infelicità generata da un pensiero che non può distogliere la propria percezione della caducità di ogni cosa. Sono considerazioni che egli ha scritto ben prima di Nietzsche, di Wittgenstein e di Heidegger, aprendo in tal modo la strada al tempo della “morte di Dio”. E che fanno di lui l’antesignano del nichilismo e della filosofia dell’età moderna; il cantore della discordanza assoluta della natura umana, il primo artefice della critica rivolta alla civiltà moderna…

Emanuele Severino in questo suo nuovo libro frequenta i Pensieri di Giacomo Leopardi – la corposa e svariata componente di ingredienti usualmente nota con il titolo di Zibaldone – senza la minima reverenza verso tutti gli studi che il tempo e la lena dei critici letterari hanno gettato come un ponte, o migliaia di ponti, tra noi e il poeta di Recanati. Ne ricava, da par suo, un testo di originale interesse nel quale la prosa riflessiva del Leopardi trova ai suoi occhi una collocazione di determinante rilevanza filosofica. Ogni breve capitolo affronta questioni cruciali del destino dell’uomo, presentandoli con pochi tratti sicuri e con lucida chiarezza espositiva, lontani da fumose astrazioni e da noiosi nozionismi. Consegnando al lettore contemporaneo un’utile massa di riflessioni che permette di percepire ancora meglio il canto e pensiero di un poeta dalla forte singolarità, la portata di una scomoda verità che ci appartiene, suo e nostro malgrado.



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