Viaggio di ritorno

Viaggio di ritorno
Torino, 1997. Roberto Laudi a quarant'anni è caporedattore di un importante quotidiano a tiratura nazionale, ha una bella casa in centro e una fidanzata più giovane di lui, fascinosa attrice di teatro perennemente in tournée. Una situazione invidiabile: eppure una sottile inquietudine, la sensazione di un'assenza, l'ombra di un vuoto gli ingrigiscono le giornate. In una di queste giornate, più grigia e piovosa di altre, Laudi trova per terra un portafogli e poco lontano un biglietto del gratta e vinci da 100 milioni. Documenti, niente. Per risalire al proprietario e restituire i preziosi oggetti - cosa che Roberto decide di fare sin da subito, senza esitazioni - ci sono soltanto un brandello di stoffa grigia e un ritaglio di giornale su una mostra dedicata alla radio in programma proprio in quei giorni nella città piemontese. Il caso vuole che Roberto lo stesso giorno del curioso ritrovamento abbia in programma una visita agli studi di Teleinsieme, una tv locale nella quale lavora Massimo Nosia, suo carissimo amico d'infanzia. Nosia conduce una trasmissione che si chiama 'Cercasi', una sorta di 'Chi l'ha visto?' ma dedicato anche a chi invece di familiari scomparsi cerca lavoro, fidanzate, oggetti smarriti, con in più un occhio ai temi del sociale, dell'immigrazione, della droga. Nella redazione della emittente tv Roberto ascolta per caso un messaggio anonimo registrato nella segreteria telefonica: un pensionato settantaseienne palesemente in difficoltà economica, che racconta di aver smarrito un gratta e vinci milionario, ma non lascia alcun recapito, interrotto e indotto ad attaccare da una voce femminile. Da quel messaggio Roberto Laudi deve partire per un viaggio che lo porterà nella Torino delle contraddizioni, delle tensioni razziali, della povertà, ma anche della solidarietà e della speranza...
La spirale di indifferenza e solipsistico individualismo che quotidianamente percorriamo - a velocità sempre più rovinosa - è senza ritorno? No, giura Carlo Nesti, voce storica del calcio televisivo e giornalista sportivo tra i più sensibili e fini nell'approccio. Si può invertire la rotta, anzi, e l'antidoto è la solidarietà, la riscoperta dei valori che ci fanno uomini: e riscoprendo la nostra capacità di dare - sorpresa, ma non troppo - guariremo anche il male di vivere che ammorba le nostre esistenze solo apparentemente felici. E' il percorso che compie il protagonista di questa favola morale in forma di romanzo, una pacata riflessione con qualche esile sfumatura gialla che Nesti ambienta nella sua Torino, qui mirabilmente sospesa tra livida indifferenza e calore popolare, tra austeri paesaggi monumentali e dimessi appartamentucci odorosi di minestrone: del tutto assente l'adrenalina, si badi bene, ma non mancano sprazzi di commozione, per esempio nell'episodio del brandello di stoffa grigia, da brividi. Carlo Nesti scrive come racconta calcio. Nel libro ritroviamo tutte le caratteristiche che ci hanno fatto (e ci fanno tuttora) amare il Nesti telecronista: l'eloquio garbato, la pacatezza dei toni, la sua apparentemente innata capacità di tenere lontani gli eccessi e le idiozie delle quali si pasce il circo Barnum del football nostrano. Ma al tempo stesso la voglia di non abdicare alla coscienza, al dovere civico (e nel caso di Nesti anche religioso) di denunciare le storture e indicare la via da intraprendere. Con realismo, fatica, modestia. Soprattutto modestia.

Leggi l'intervista a Carlo Nesti

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