Viaggio nella paura

Viaggio nella paura

Il piroscafo torreggia accanto alla banchina, sferzato dal nevischio spinto dal vento che soffia furioso dal Mar Nero. Quando il cameriere varca con la sua valigia la porta con la scritta “Passeggeri”, Graham si volta per controllare dove siano i due uomini che l'hanno congedato prima della passerella. Non sono saliti a bordo per evitare che l'uniforme di uno di loro attiri l'attenzione. Ora si stanno. Appena protetti dalla prima rimessa si voltano. Graham alza il braccio sinistro e li vede salutare di rimando. Poi spariscono. Si guarda intorno, rassegnandosi alla sua presenza in quella cabina come a tante altre assurdità dalla sera prima. La sua è una resa incondizionata. Si sente come ad aver perduto un oggetto di valore. In realtà non gli manca nulla di prezioso, se non un frammento di pelle e cartilagine dal dorso della mano destra. Ma ha scoperto la paura di morire. E dire che, per i mariti delle amiche di sua moglie, lui è uno fortunato…

Meno noto di tanti altri romanzi anche meno pregevoli ma che si muovono seguendo i medesimi binari (o procedono lungo la stessa rotta, per dirlo in maniera più appropriata, data la situazione), ha ispirato nel 1943 un film – in inglese omonimo, in italiano Terrore sul Mar Nero - con Joseph Cotten, Dolores Del Rio e Orson Welles. È un giallo classico con un ottimo ritmo, ma l'aspetto più interessante si coglie analizzando il contesto nel quale l'autore ha redatto il suo testo: il 1940. Tempo di guerra, dunque. E anche di guerra parla il romanzo, suonando persino profetico, visto quello che è stato lo sviluppo del secondo conflitto mondiale. Con ogni probabilità questo si deve al fatto che Eric Ambler dimostra, pure costruendo una trama solida, articolata e non banale, di saper ben osservare e raccontare l'animo umano, i suoi slanci e le sue miserie.



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