Victor (Marcel Duchamp)

Victor (Marcel Duchamp)
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New York, primi del Novecento. Pierre è solo nella sua camera nel seminterrato ben riscaldato. Oddio, camera… In realtà è una cantina, ma lui la utilizza come camera. Appena sotto il soffitto una finestra tutta in lunghezza permette di vedere le gambe dei passanti. I mobili sono vecchi e malridotti, ma il letto invece non è male. È di ferro e grande, a due piazze. È inverno, c’è neve. Sente passi scricchiolarvi sopra e poi alcuni colpi all’uscio. Secchi. È notte fonda. Nella cantina entrano di corsa Victor, François e una ragazza bruna dall’aria furbetta, che i due tengono saldamente ciascuno per un braccio. I suoi grandi occhi neri sono pieni di collera. I due gli presentano Patricia, un’amica. Ha combinato, sostengono, uno scandalo idiota al Café Brevoort mentre loro dovevano parlarsi. Le hanno offerto due punizioni tra cui scegliere: o un cucchiaio d’olio di ricino oppure lui. Glielo hanno descritto e lei ha preferito lui: accetta un incontro a due con un gentleman su quel che ha combinato. È un’attrice. Se le cose vanno storte, Victor e François si raccomandano che Pierre metta il tagliacarte di ferro che gli passano sotto chiave…

Henri-Pierre Roché, parigino, personaggio dall’esistenza a dir poco rocambolesca, da vero bohémien, ha già narrato di un ménage à trois con chiarissimi riferimenti autobiografici nel celeberrimo Jules e Jim, da cui François Truffaut ha tratto nel 1962 ‒ tre anni dopo la morte dell’autore e a quasi un decennio di distanza dalla pubblicazione del romanzo ‒ il suo terzo e sontuoso lungometraggio, passato letteralmente alla storia della settima arte, con magnifica protagonista l’impareggiabile Jeanne Moreau. Ora è coinvolto in un nuovo triangolo amoroso insieme all’amico e dedicatario di questo romanzo rimasto incompiuto per sopraggiunto decesso dello scrittore, Marcel Duchamp. Victor, per chi gli era più vicino. Roché tra il 1916, quando ha trentasette anni, e il 1920 si trasferisce in America dalla Francia per svolgere una missione per l’Alto Commissariato francese. Qui, fra i tanti, conosce proprio Duchamp, celebre per opere d’arte come l’Orinatoio e la Gioconda coi baffi, e ne diviene amico inseparabile. Intrecciando letteratura, finzione, fantasia e realtà, sogno, immaginazione e riferimenti concreti, allegoria e testimonianza, ironia e accenti lirici, artificio e verosimiglianza, trascende il genere e realizza il vividissimo e avvincente ritratto di un tempo, di un mondo, un ambiente, personaggi, intellettuali, visioni artistiche e ideali che appassionano, educano, conquistano e istruiscono.



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